Non mancare domenica 19 aprile dalle ore 10.30 a Conegliano per festeggiare insieme il " Ritorno alla Terra".
Una giornata ricca di incontri, attività e momenti di condivisione insieme a tanti amici e ospiti. Tra questi sarà presente anche Alessandro Franceschini, che presenterà il suo libro “Non è cibo. L’invasione degli ultra-processati”.

Durante la giornata sarà possibile partecipare a una pausa ristoro con i prodotti dell’orto biologico, preparati dai ragazzi della Comunità Giovanile.
Menù:
La pausa ristoro è a offerta libera e consapevole; i fondi raccolti saranno destinati alle attività istituzionali della Comunità Giovanile ETS.
Data la locazione dell’evento non è consentito il consumo di bevande alcoliche.
Il pomeriggio sarà animato da musica e canti con la voce di Serena Costantini.
È inoltre prevista la presentazione del libro “Non è cibo. L’invasione degli ultra-processati” con l’autore Alessandro Franceschini.
Per i più piccoli sarà attivo il laboratorio “L’orto dei piccoli”, dedicato ai bambini dai 5 ai 10 anni (massimo 20 partecipanti, iscrizione obbligatoria: bit.ly/ortodeipiccoli).
La giornata proseguirà con un incontro dedicato ai boschi in pianura, tra esperienze di riforestazione e conservazione, con Alessandro Arnosti, presidente della Fondazione Natura7.
Per tutta la giornata sarà possibile visitare la serra e l’orto biologico della Comunità Giovanile, oltre a partecipare ai banchetti di scambio semi e incontrare produttori locali.
L’evento si terrà anche in caso di pioggia.
Per info:
COMUNITÀ GIOVANILE CONEGLIANO
Via Ortigara, 133 - Loc. Parè
Info: mail:
tel. 0438 60025 – cell. 3274433771

A Revine Lago ci sono i volontari che rischiano la vita lungo le careggiate per salvare gli anfibi in migrazione, sempre a Revine Lago, qualche centinaia di metri più in alto, finanziati con il nostro denaro c’è chi fa esattamente il contrario.
Nella foto si evidenzia lo scempio compiuto in questi giorni alla pozza in località La Posa nel comune di Revine Lago. La pozza in questo periodo, vede la presenza di migliaia di rospi e rane che depongono le uova per la riproduzione, esattamente come ai Laghi sottostanti.
L’acqua è stata quasi completamente tolta e 2/3 delle sponde con il relativo canneto sono state spianate. Considerando che i filamenti delle uova (la femmina può deporne fio a 5mila) vengono deposti lungo le sponde è verosimile pensare che sono state distrutte tutte, c’è da sperare che gli adulti siano già usciti dall’acqua poiché se così non fosse sarebbero anch’essi morti e sepolti sotto quintali di fango. Avremmo perso così la quasi totale popolazione di anfibi della zona. Un danno ingentissimo che richiederà decenni per essere sanato.
Di seguito le amare considerazioni di tutti noi espresse magistralmente da Stefano, un giovane “Rospista” dedito da qualche anno ai salvataggi a Revine.
La Posa e l’illusione della “pulizia”: quando perdiamo il senso della natura.
C’è un equivoco profondo, quasi invisibile nel nostro modo di guardare il paesaggio e, più in generale, le cose di natura: crediamo che “pulire” significhi migliorare.
Tagliare, svuotare, sistemare, rendere “ordinato”. Eliminare ciò che appare disordinato è un riflesso culturale prima ancora che amministrativo. Da questo riflesso nascono molti dei danni ambientali che continuiamo a infliggere all’ambiente, quindi a noi stessi, spesso senza nemmeno rendercene conto.
Quanto accaduto in località La Posa, a Revine Lago, è l’ultima dimostrazione di questa cecità.
Un piccolo stagno, una “lama”, svuotato, il canneto rimosso. Un intervento probabilmente pensato come manutenzione, forse addirittura come miglioramento. In realtà, un atto che interrompe un equilibrio naturale consolidato e cancella, in poche ore, un ecosistema che si era costruito decenni.
Soprattutto, un intervento compiuto nel momento peggiore possibile: mentre migliaia di anfibi – rane, rospi – stavano completando il loro ciclo riproduttivo. Uova deposte, vite in formazione, intere generazioni cancellate. Non è un’interpretazione: è un dato biologico noto, segnalato da anni, ignorato ancora una volta.
Ma il punto non è solo questo.
Il punto è che continuiamo a non capire cosa abbiamo davanti. Uno stagno non è un vuoto da riempire o da “ripulire”. È un sistema complesso, È biodiversità concentrata. È un nodo di relazioni invisibili che tengono insieme acqua, suolo, insetti, piante, anfibi.
È un luogo fragile, ma straordinariamente efficiente.
Eppure, ai nostri occhi, resta qualcosa di marginale. Un dettaglio. Un elemento secondario del paesaggio.
È qui che si consuma il vero errore: culturale, prima ancora che tecnico. Perché la biodiversità non si difende solo con le leggi o con i finanziamenti. Si difende con lo sguardo. Con la capacità di riconoscere valore dove non è immediatamente evidente. Con la consapevolezza che anche un piccolo stagno riguarda qualcosa di molto più grande.
Gli anfibi, ad esempio, sono tra le specie più sensibili ai cambiamenti ambientali. Dove scompaiono loro, qualcosa si è già incrinato. Sono indicatori biologici infallibili, preziosissime sentinelle. Eppure li trattiamo come irrilevanti “Animaletti”. Già Animaletti, è una parola che ho sentito quando ho provato a raccontare l’attività svolta dal gruppo SOS anfibi. Dice della distanza tra noi e ciò che ci circonda. Dice della nostra incapacità di cogliere le connessioni.
E così accade che, mentre si parla sempre più spesso di sostenibilità, di transizione ecologica, di tutela della biodiversità, sul territorio continuiamo a compiere azioni che vanno nella direzione opposta. Azioni banali, quotidiane, apparentemente innocue, come svuotare una pozza, appunto
La cosa più amara è che non siamo di fronte a un episodio isolato. Già vent’anni fa, nello stesso luogo, erano stati segnalati interventi analoghi e proposte soluzioni semplici: delimitare l’area, informare i visitatori, rispettare i tempi naturali. Nulla di complesso. Nulla di costoso. Solo attenzione. Solo cultura.
Vent’anni dopo, siamo ancora qui. Forse è questo che dovrebbe preoccuparci di più: non tanto l’errore, ma la sua ripetizione. Perché significa che non abbiamo imparato. E allora la domanda è: cosa intendiamo davvero quando parliamo di tutela dell’ambiente?
Se continuiamo a intervenire senza conoscere, a “sistemare” senza comprendere, a semplificare ciò che è complesso, rischiamo di trasformare la protezione della natura in una parola vuota. La verità è che, in molti casi, la scelta più difficile – e più intelligente – è non fare.
Lasciare che un luogo resti com’è. Accettarne l’apparente disordine. Riconoscere che quell’equilibrio, anche se imperfetto ai nostri occhi, funziona meglio di qualsiasi intervento improvvisato.
Non è immobilismo. È consapevolezza.
La Posa oggi è il simbolo di una perdita concreta. Ma è anche un’occasione. Per fermarsi. Per capire. Per cambiare approccio. Perché la biodiversità non si distrugge solo con grandi opere o scelte clamorose. Si perde anche così: un intervento alla volta, una pozza alla volta, un errore alla volta.
P.S. Ricordo che un’analoga situazione ebbi modo di segnalarla vent’anni fa ma evidentemente non hanno imparato nulla.
Cordiali saluti
Adriano De Stefano
Fonte: storiedieccellenza.it

In occasione della Settimana per le Alternative ai Pesticidi (SPAP), promossa a livello europeo da Générations Futures e in programma dal 20 al 30 marzo, Vallata Sana – con il patrocinio del Comitato Marcia Stop Pesticidi – presenta il progetto di biomonitoraggio con le api.

Il regolamento di polizia rurale del Comune di Revine Lago (TV), approvato nel 2016, nato da una raccolta di 850 firme di cittadini che chiedevano maggiore sicurezza e un limite all’espansione dei vigneti nel territorio comunale, è stato progressivamente smantellato nel corso degli anni.
Tra le sue misure più significative vi era il divieto di diserbo chimico su tutto il territorio comunale, introdotto per ridurre l’impatto tossico sull’ambiente e sulla salute pubblica. Negli ultimi mesi del 2024 tuttavia, il diserbo è stato reintrodotto dal Sindaco con la motivazione del decoro dei cimiteri, nonostante siano stati ampiamente documentati gli effetti dei diserbanti chimici sugli ecosistemi e sulla salute.
Un ulteriore passaggio decisivo per la sua cancellazione è arrivato da una recente sentenza del Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso di un'azienda di viticoltori contro il Comune di Revine Lago. L’Amministrazione aveva bloccato la realizzazione di un vigneto perché non rispettava la fascia di rispetto di 50 metri prevista dal regolamento di polizia rurale.
I giudici hanno stabilito che le distanze devono essere definite dagli strumenti urbanistici e non da un regolamento comunale. Nel caso specifico prevale quindi il Piano degli Interventi del 2017, che prevede distanze molto più ridotte, pari a 4 o 10 metri.
Di conseguenza, il divieto e l’ordine di rimozione del vigneto sono stati annullati e il Comune è stato condannato a pagare 5.000 euro di spese legali.
A seguito della sentenza, ma anche per una scelta politica anti-ambientale, il Consiglio Comunale ha modificato il regolamento, eliminando la norma che imponeva la fascia di rispetto di 50 metri.
La sensazione diffusa che se ne ricava è che, troppo spesso, i regolamenti comunali non nascano per proteggere concretamente la salute dei cittadini e l’ambiente, ma piuttosto per salvaguardare l’immagine delle amministrazioni, gli interessi economici presenti sul territorio e, più in generale, le politiche promosse dalla Regione Veneto.
Se i regolamenti comunali non possono imporre limiti più restrittivi rispetto agli strumenti urbanistici o alle normative sovraordinate, lo spazio che rimane ai Comuni per adottare misure realmente cautelative per la salute e l’ambiente appare molto ridotto. In molti casi, però, più che i limiti normativi sembra pesare la mancanza di una chiara volontà politica di difendere con decisione l’interesse pubblico.
Questo vale ancora di più in un territorio in cui il Consorzio DOCG del Prosecco, che coinvolge numerosi comuni, finisce inevitabilmente per esercitare una forte influenza sulle scelte urbanistiche, agricole e politiche, con il rischio che siano proprio questi interessi a orientare le regole.
La questione diventa quindi anche politica: quale modello di territorio si vuole costruire e chi decide davvero le priorità. Perché quando salute pubblica, tutela ambientale e interessi economici entrano in tensione, la responsabilità delle istituzioni dovrebbe essere quella di garantire prima di tutto la protezione dei cittadini.
Eppure, troppo spesso, è proprio la salute pubblica a finire in secondo piano.
Associazione Vallata Sana

L’associazione Vallata Sana aderisce alla Settimana contro i pesticidi, l’iniziativa internazionale promossa da Générations Futures che ogni anno richiama l’attenzione sui rischi legati all’uso dei pesticidi e sulla necessità di promuovere pratiche agricole più sostenibili e rispettose dell’ambiente.
In questo contesto, il 20 marzo 2026 a Follina verrà presentato e avviato un nuovo progetto di biomonitoraggio ambientale attraverso le api.
Le api sono infatti considerate eccellenti “sentinelle” dell’ambiente: grazie alla loro attività di bottinatura su un ampio territorio, permettono di raccogliere informazioni preziose sulla presenza di pesticidi e altre sostanze potenzialmente dannose.
Il progetto sarà realizzato nei terreni acquisiti da Vallata Sana nell’ultimo anno, a pochi passi dalle sponde dei Laghi di Revine, in un’area di grande valore naturalistico inserita nei siti SIC (Siti di Interesse Comunitario) e nella rete europea Natura 2000. Un risultato importante, reso possibile grazie ai numerosi contributi e al sostegno di citadini, sostenitori e realtà del territorio che hanno creduto nel progetto dell’associazione e nella tutela della vallata.
Questa iniziativa rappresenta il primo dei progetti che Vallata Sana intende avviare nei terreni recentemente acquisiti, con l’obiettivo di trasformarli progressivamente in uno spazio dedicato al monitoraggio ambientale, alla tutela della biodiversità e alla promozione culturale.
L’appuntamento del 20 marzo a Follina sarà quindi non solo l’avvio di un progetto di biomonitoraggio, ma anche l’inizio di un percorso più ampio di iniziative concrete che Vallata Sana svilupperà nei prossimi mesi per la tutela della salute dell’ambiente e delle persone.

L’Italia è indietro nell’elaborazione del Piano Nazionale di Ripristino, necessario per attuare la Nature Restoration Law. La partecipazione non è ancora stata avviata, pur mancando poco tempo alla scadenza dei termini previsti dal regolamento europeo. Senza il contributo della cittadinanza c’è il rischio che venga predisposto un Piano che non corrisponde alle reali urgenze ambientali che viviamo ogni giorno. Il Forum Salviamo il Paesaggio invita le realtà locali e le cittadine e i cittadini a segnalarci le aree da ripristinare e a sollecitare le istituzioni a contribuire alla definizione del Piano.
Da oltre un anno e mezzo l’Unione Europea ha approvato la Nature Restoration Law (NRL), un regolamento che prevede di ripristinare gli ecosistemi degradati (non solo, dunque, di “tutelarli”) introducendo come obiettivi vincolanti per tutti gli Stati membri:
– il ripristino del 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030;
– il ripristino del 60% delle aree terrestri e marine entro il 2040;
– il ripristino di tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050.
Parliamo, dunque, di fiumi, campagne, città, boschi, coste, spazi verdi e territori già compromessi.
Entro il 1° settembre 2026, ciascun paese deve presentare un Piano Nazionale di Ripristino, la cui bozza deve essere predisposta entro la fine di febbraio, piano da realizzare anche con il coinvolgimento diretto delle comunità, di chi i territori li conosce e li abita.
Eppure, sino ad oggi, molti stati europei – Italia compresa – sono indietro nell’attuazione del regolamento e nel nostro paese la partecipazione non è ancora stata avviata.
Se restiamo fermi, c’è il rischio concreto che venga predisposto un Piano lontano dai luoghi e dalle reali urgenze ambientali che viviamo ogni giorno.
Per questo non possiamo aspettare.
Il Forum nazionale Salviamo il Paesaggio invita cittadine e cittadini, associazioni, comitati, amministratori locali a farsi parte attiva:
La Nature Restoration Law riguarda anche il tuo territorio: un fiume tombinato o imbrigliato, un’area agricola impoverita, uno spazio verde urbano sacrificato, un ecosistema frammentato, una zona naturale, un bosco, una piana alluvionale degradata.
Ripristinare significa restituire vita, funzioni ecologiche, sicurezza e benessere alle comunità.
La natura non si ripristina da sola.
Senza le comunità, non c’è ripristino.
Il tempo è ora.
Che cosa si intende per ecosistema e a cosa si applica la Nature Restoration Law
La Nature Restoration Law adotta una definizione ampia e concreta di ecosistema:
l’insieme vivo e interconnesso di piante, animali, microrganismi, acqua, suolo e aria che interagiscono tra loro in un determinato luogo, rendendolo funzionale alla vita.
Questo significa che il Regolamento non riguarda solo aree naturali “intatte” o già protette, ma anche — e soprattutto — quei luoghi oggi degradati o compromessi che possono e devono essere ripristinati.
La Nature Restoration Law si applica ad un’ampia gamma di ambiti che comprendono molti dei territori che conosciamo e viviamo ogni giorno, riguarda direttamente città, campagne, fiumi, coste, boschi e spazi degradati.
Alcuni esempi:
È proprio da questi luoghi che può partire un reale processo di ripristino, a condizione che cittadini e comunità siano coinvolti in modo attivo.
Vallata Sana ha aderito alla campagna, sostenendo con convinzione l’importanza che i Laghi di Revine vengano presi in considerazione nell’ambito della Nature Restoration Law, affinché possano essere tutelati e valorizzati attraverso interventi concreti di ripristino e protezione dell’ecosistema.

Lunedì 9 marzo 2026 l’associazione Vallata Sana promuoverà un incontro formativo presso le Scuole Medie di Miane, Follina e Tarzo dedicato agli studenti sul tema dell’utilizzo delle nuove tecnologie e dell’uso consapevole del cellulare.
Relatore dell’incontro sarà il professor Ettore Guarnaccia, docente ed esperto di educazione digitale, che guiderà gli studenti in un momento di approfondimento sui temi della responsabilità online, della prevenzione del cyberbullismo, della tutela della privacy e della gestione equilibrata del tempo trascorso sui dispositivi.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di sensibilizzazione volto a rafforzare il ruolo educativo della scuola e della comunità nella formazione digitale delle nuove generazioni. In un contesto sociale in cui la tecnologia occupa uno spazio sempre più centrale nella vita quotidiana, e sempre più medici lanciano allarmi e appelli sul disagio crescente dei giovani legato all'uso eccessivo della tecnologia,diventa fondamentale fornire ai giovani strumenti culturali adeguati e sviluppare una consapevolezza critica che li accompagni verso un utilizzo responsabile e sicuro dei dispositivi digitali.
Nella convinzione che l’educazione culturale rappresenti oggi una priorità strategica per la crescita civile e sociale della comunità, la collaborazione concreta tra associazionismo, istituzioni scolastiche e territorio diventa l’unico strumento efficace.

In questi giorni, (fine febbraio 2026) fa discutere tra i cittadini, che in tanti ci inviano segnalazioni in merito, la promozione di un “giretto” turistico in elicottero per sorvolare i Laghi di Revine. E' il fenomeno Arrogant Air. Un’iniziativa privata presentata come esperienza esclusiva e suggestiva, ma che solleva interrogativi importanti sul rispetto delle aree naturali. L'uso dell'elicottero è sempre più diffuso nelle aree naturali e testimonia perfettamente il conflitto tra lusso individuale e tutela e rispetto della comunità locale e del suo territorio.
Le aree naturali protette, come la nostra dei Laghi di Revine, nascono per difendere ecosistemi fragili, tutelare la biodiversità e garantire un equilibrio tra uomo e natura. Non sono scenografie da sfruttare per iniziative promozionali che rischiano di compromettere proprio ciò che dichiarano di valorizzare.
Il sorvolo in elicottero non è un dettaglio neutro: il rumore, le vibrazioni e l’impatto acustico possono disturbare la fauna selvatica, in particolare l’avifauna che popola canneti e zone umide. In ambienti delicati, ogni pressione aggiuntiva può alterare comportamenti, nidificazioni ed equilibri già messi alla prova dall’inquinamento e dai cambiamenti climatici.
Non è accettabile incentivare attività che rischiano di trasformare un’area protetta in un palcoscenico per attrazioni ad alto impatto.
Le aree protette non devono diventare strumenti di marketing, ma restare luoghi di tutela concreta, rispetto e responsabilità collettiva.

Ci avviciniamo alla primavera e, sulle sponde dei laghi di Revine Lago, si prepara un’altra grande trasformazione.
Dopo il Leone Alato, che ha portato numerosi turisti all’interno di un’area protetta, e dopo il progetto del maxi parcheggio, dovrebbero partire i lavori per la realizzazione di una piattaforma galleggiante di 30 metri per 30 metri, pari a 600 metri quadrati di superficie.
Un intervento presentato come “valorizzazione”, finanziato nell’ambito del PNRR, che rischia invece di diventare l’ennesimo tassello di un processo di antropizzazione progressiva.
I laghi di Revine, inseriti nella Rete Natura 2000 e riconosciuti come Zona Speciale di Conservazione, non sono uno spazio neutro da attrezzare per eventi e spettacoli, ma un sito di importanza comunitaria che custodisce una biodiversità fragile e preziosa.
Proprio mentre LIPU lancia un allarme drammatico, ( nota 1) negli ultimi 26 anni le popolazioni di uccelli nelle campagne italiane sono diminuite di circa il 33%, con un crollo del 71% delle specie, i comuni di Revine Lago e Tarzo sembrano concentrati su un’altra priorità, la fusione dei loro territori. A quali scopo?
Quello che avrebbero già potuto fare insieme , istituire l’ente parco previsto dalla normativa regionale per la gestione delle aree protette e unificare la tutela delle due aree confinanti, quella dei laghi e quella delle Prealpi Trevigiane, in un’unica struttura ,non è mai stato preso in considerazione.
Alla luce di questo precedente, la fusione appare più come una scelta influenzata da interessi, non benefici, amministrativi o politici, piuttosto che un passo volto alla tutela dell’ambiente e della cultura dei due territori.
Di fronte a questa impostazione, che privilegia l’immagine e l’attrattività rispetto alla pianificazione ambientale e importanza storica del nostro territorio, riteniamo che queste Amministrazioni Comunali siano sempre più simili a influencer del territorio, impegnate a promuovere scenografie e iniziative, che Enti Pubblici in grado di esercitare fino in fondo la loro responsabilità istituzionale.
Con l’arrivo della primavera ribadiamo una posizione chiara, chiedendo lo stop all’antropizzazione dei laghi a scopo di marketing, l’avvio di studi ambientali indipendenti, le valutazioni di incidenza ambientale e l’applicazione della Restoration Law.
Senza una tutela coraggiosa, la primavera rischia di veder morire i canti degli uccelli lasciandoci nel silenzio di un vuoto assordante
Nota
(1) I dati del Farmland bird index 2025 verranno ufficialmente presentati in un incontro online mercoledi 25 febbraio 2026, realizzato anch’esso grazie al progetto Farmland Bird Index. Censimento ornitologico 2025-2029.
La partecipazione al webinar è libera, previa registrazione, compilando il modulo al seguente LINK
Vallata Sana

Le zone umide sono i più efficaci serbatoi di carbonio sulla Terra e quindi uno strumento fondamentale per la lotta ai cambiamenti climatici; inoltre, offrono importanti servizi ecosistemici e sono habitat preziosi per la conservazione della biodiversità: solo nel nostro Paese sono oltre 100 le specie di uccelli, come anatre, aironi, limicoli, ma anche molti passeriformi, che le zone umide ospitano per la nidificazione, per lo svernamento o come tappa nel lungo viaggio migratorio.
Lo afferma la Lipu in occasione della Giornata mondiale delle zone umide che si svolgerà domenica 2 febbraio. Una giornata durante la quale numerose oasi e riserve gestite dall’Associazione e che ricadono all’interno dell’habitat zone umide, ospiteranno visite guidate, osservazione birdwatching e censimenti di ornitologi. Si stima che nel mondo oltre un terzo degli uccelli sia direttamente legato alle zone umide almeno per una parte della loro vita. Una ricchezza che è solo una parte della biodiversità di specie animali e vegetali che esse ospitano e che ci garantiscono una moltitudine di servizi ecosistemici essenziali, come la protezione dalle inondazioni e una preziosa riserva d’acqua.
Tuttavia, lo stato di conservazione delle zone umide nel nostro paese, e nel resto dell’Europa, non è infatti soddisfacente: lo dimostra un report dell'Ispra, che ha evidenziato come il 47,6% di questi ambienti sia in “cattivo” stato di conservazione, il 31,7% sia “inadeguato” e solo il 4,7% è in uno stato “favorevole”. Tale situazione si riflette sullo stato di conservazione degli uccelli delle zone umide di cui oltre due terzi si trova in uno stato di conservazione non favorevole (sfavorevole o inadeguato).
E proprio in occasione della Giornata mondiale delle zone umide la Lipu diffonde i contenuti del nuovo report di BirdLife Europa e Asia Centrale (vedi sotto) nel quale si evidenzia come invece le zone umide, così come altri habitat, in primis le foreste, siano un alleato fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici per il loro ruolo nell’assorbimento del carbonio.
Lo studio evidenzia come questi habitat naturali saranno in grado di stoccare 13,22 miliardi di tonnellate di carbonio, equivalenti a 48,5 miliardi di tonnellate di CO2, un quantitativo maggiore delle emissioni globali prodotte nel 2021 una volta che il Regolamento europeo sul ripristino della Natura, approvato nel 2024, verrà attuato dagli Stati membri dell’Unione europea.
Gli ecosistemi ripristinati – sottolinea il report - potrebbero assorbire 378 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, superando l’obiettivo fissato dall’Unione europea per il 2030, pari a 310 milioni di tonnellate.
Il maggiore potenziale in termini di sequestro di carbonio lo detengono le foreste, che coprono il 38% del territorio Ue: quelle a latifoglie, conifere e miste possono immagazzinare fino a 9,24 miliardi di tonnellate di carbonio, pari alla quantità di CO2 emessa dagli Stati Uniti in due anni, ma le zone umide, in particolare le torbiere, giocano un ruolo altrettanto importante.
“Nonostante l’evidente contributo che ecosistemi come zone umide e foreste possono fornire alla lotta ai cambiamenti climatici – afferma Claudio Celada, direttore Area Conservazione della natura della Lipu-BirdLife Italia - gran parte del territorio dell'Unione europea è ancora degradato a causa della deforestazione o cattiva gestione delle foreste e delle aree umide, impattati anche dagli effetti di pratiche agricole intensive anche per la coltivazione di colture bioenergetiche”.
Una situazione, quella del degrado del territorio, che può essere cambiata grazie alle diverse politiche possono favorire soluzioni basate sulla natura che hanno un’azione sinergica nella lotta ai cambiamenti climatici e per la conservazione della natura. Questi provvedimenti sono parte integrante della Strategia dell'Unione europea sulla biodiversità per il 2030, che mira a ripristinare gli ecosistemi degradati e ad ampliare le aree protette in tutta l’Unione. Tra queste la legge sul ripristino della natura (nature Restoration Law) è stata la prima a fissare obiettivi vincolanti per il ripristino degli habitat e il recupero degli ecosistemi, dedicando particolare attenzione alle zone umide.
“L’attuazione dalla Nature Restoration Law tramite i previsti Piani nazionali di ripristino – aggiunge Claudio Celada - può consentire di accelerare non poco il raggiungimento degli obiettivi climatici dell'Unione europea. Anche per questo offriamo al Governo la nostra piena collaborazione alla redazione del Piano nazionale di ripristino, certi che questa sia un’occasione straordinaria per offrire una ripresa alla biodiversità in crisi e dare, come dimostra il report di BirdLife, un serio contributo al contenimento degli effetti dei cambiamenti climatici che – conclude - sempre più colpiscono il territorio e affliggono la popolazione in Italia e nel mondo”.

Da anni denunciamo la deriva che sta trasformando l’area protetta dei Laghi di Revine in un palcoscenico turistico, in un parco giochi a cielo aperto dove la natura è decorazione e il silenzio è fastidio.





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