Invitiamo a leggere questo reportage dai laghi lombardi e la fine che stanno facendo sotto la pressione della "Valorizzazione turistica" perchè possiamo vedere cosa ci riserva il futuro se questa tendenza verrà incentivata a livello locale ( Laghi di Revine, Val Lapisina, Santa Croce).
Il turismo di massa sui laghi lombardi è esploso nel post pandemia. Non che prima non ce ne fossero di turisti, anzi. Se si va a parlare con chi vive a Laglio, sulla sponda occidentale del lago di Como, la data incriminata è il 2002, quando George Clooney compra casa – la settecentesca villa Oleandra – nel piccolo comune lariano. Da quel momento il lago di Como entra nel radar dei turisti internazionali, ma mantenendosi a livelli numerici definiti da sindaci della zona e abitanti «gestibili». Tolti i picchi delle giornate da bollino rosso, la vita trascorreva sull’orlo dell’equilibrio tra residenti e turisti.
QUALCHE SCIAGURATO SINDACO PENSAVA addirittura di attrarne di più di turisti, con idee tragicomiche come quella della Dubai del Lago. Nel 2014 l’allora sindaco di Varenna prova a convincere i suoi concittadini che il comune sulla sponda lecchese del lago di Como – un borgo da 800 abitanti in quegli anni – poteva diventare una Dubai lacustre, con tanto di atolli artificiali proprio come quelli costruiti al largo della città degli Emirati Arabi, con un resort da 120 posti letto, negozi, ristoranti, un maxi parcheggio per le auto e un porto. La cosa venne poi affossata definitivamente tra le proteste dei cittadini e degli ambientalisti nel 2018 dal nuovo sindaco di Varenna, Mauro Manzoni. Anche senza atolli in stile Dubai, il turismo è però esploso lo stesso nel paesino definito dagli influencer di viaggi di Instagram la perla del lago di Como.
SONO LORO – TRAVEL BLOGGER E SOCIAL influencer – ad aver fatto esplodere il turismo di massa verso Varenna, il Lario e gli altri laghi lombardi dal 2021, quando sono iniziate a cadere le restrizioni anti-Covid. I numeri parlano chiaro. Nel 2023 il lago di Como ha registrato 4,8 milioni di pernottamenti con un tasso del 100% di strutture ricettive piene. Nel 2019 i turisti pernottanti erano stati oltre un milione in meno e non si contano quelli che hanno visitato il lago in giornata dormendo a Milano e spostandosi con il treno o l’auto a noleggio. Nel fine settimana è diventato normale non trovare posti a sedere sui treni in partenza dalla stazione di Milano Centrale diretti a Lecco, Varenna e Sondrio.
SULLA SPONDA COMASCA, MENO SERVITA dalla ferrovia, il tempo passato in coda in auto è più alto di quello che si passerà nella località che si vuole visitare. Spostandosi verso est, la sponda lombarda del lago di Garda nel 2023 ha registrato la cifra record di oltre 9 milioni di turisti, 25 milioni lungo tutto il bacino. L’incremento del consumo di suolo negli ultimi dieci anni è stato del 6,5%, più alto rispetto a quello medio regionale del 5,3%. Spiega Legambiente Lombardia che «negli ultimi sedici anni, dal primo rilevamento effettuato da ISPRA nel 2006, sono andati perduti 276 ettari di suolo, una perdita in gran parte concentrata in due soli comuni: Desenzano e Lonato, che da soli rappresentano ben il 71% del consumo di suolo di tutti i comuni rivieraschi». È così che il Garda è andato oltre i livelli immaginabili di saturazione e cementificazione.
«DOPO IL COVID LA SITUAZIONE è peggiorata» racconta Marina Brunner del circolo Per il Garda di Legambiente. «Anche prima i numeri erano importanti, ma imparagonabili a oggi». A Limone del Garda ci sono mille abitanti e nei primi nove mesi del 2023 sono arrivati un milione e trecentomila turisti. «Le amministrazioni locali non hanno capito che devono mettere un freno al turismo di massa, anzi autorizzano nuovi parcheggi per le auto, nuove strade, alberghi e resort di lusso».
PUNTANDO SUL TURISMO VIP qualche amministrazione comunale pensava di poter selezionare all’ingresso il numero di visitatori, ma la storia è andata diversamente e i flussi sono aumentati anche lì dove sono state aperte strutture a 5 Stelle. «Contemporaneamente i residenti hanno iniziato a mettere in affitto sulle piattaforme digitali le loro abitazioni e il costo al mq è schizzato alle stelle» racconta ancora Brunner. Risultato: i giovani che potrebbero lavorare nel settore turistico non trovano case alla portata dei loro stipendi. Intanto le abitazioni per i turisti aumentano, si costruisce consumando suolo e il traffico auto ha raggiunto livelli mai visti prima. «Da Pasqua a novembre siamo invasi e bloccati dalle auto» dice Brunner
A VARENNA IL SINDACO MAURO MANZONI sta pensando a un numero chiuso per le auto. «Sono contrario al numero chiuso per le persone o ai ticket d’ingresso modello Venezia, ritengo che la bellezza debba restare a disposizione di tutti, non solo di chi ha i soldi» racconta. «Altra cosa sono le auto però, che portano smog, inquinamento e rumore. Chi arriva in macchina a Varenna cerca parcheggio in un piccolo comune che ha una disponibilità limitata di posti auto e non vogliamo aggiungerne altri. Stiamo quindi studiando la possibilità di mettere un numero chiuso per le automobili|. Anche a Varenna il turismo internazionale è esploso dopo il Covid. «L’impatto è stato forte: ambientale, sulla casa, sulla vivibilità. Dopo la pandemia abbiamo interrotto la promozione turistica, ma i social fanno da amplificatore. Gli influencer hanno fatto conoscere Varenna nel mondo. Ora arrivano in massa inglesi, americani, australiani, russi, giapponesi». Il turismo mordi e fuggi degli influencer porta a situazioni paradossali come quelle di chi in mezza giornata vorrebbe visitare Bellagio, Varenna, la villa di Clooney, Lecco e Como, perché su Instagram in 30 secondi ha visto così.
UN ALTRO PROBLEMA DELL’OVERTOURISM è la gestione dei rifiuti. «Da fine anno cambieremo il sistema di raccolta proprio per l’alto numero di persone che arrivano in giornata» dice il sindaco Manzoni. «Hanno stravolto anche la raccolta dei rifiuti e la popolazione residente ne soffre in termini di vivibilità». Sul Garda il problema dei rifiuti è finito anche dentro le acque del lago. «Oltre a stravolgere il ciclo della raccolta e dello smaltimento sono aumentati i valori delle microplastiche nelle acque» dice Marina Brunner. Le analisi effettuate nel lago di Garda indicano tra i componenti principali il polistirene (45,6%), il polietilene (43,1%) e il polipropilene (9,8%). «Va abbassata la quantità di indifferenziato mettendo in condizione i turisti di essere virtuosi» dice ancora Brunner del circolo Per il Garda. «Serve uno sforzo maggiore, siamo in un ambiente piccolo e delicato, soggetto a una pressione antropica e turistica imponente».
UNA PRESSIONE CHE IMPATTA sul territorio e sulla vita di chi lo abita. «Siamo scesi sotto i 700 residenti, il nostro minimo storico. Abbiamo perso il 10% degli abitanti in pochi anni» racconta ancora il sindaco di Varenna Mauro Manzoni. «Il costo delle abitazioni è aumentato, le seconde case sono state riconvertite in affitti brevi. Lo spopolamento porta a una diminuzione dei servizi. Nel centro storico siamo rimasti in 65 abitanti, il resto sono affitti turistici». E così tra una coda per il caffè e una coda per il gelato, le comunità si svuotano e svanisce il senso del vivere insieme.
(Fonte: Roberto Maggioni- Extraterrestre 18/07/24)

E' di ieri sera il ritrovamento di quel che resta di una festa tra amici ...centinaia di palloncini dentro il lago.
Gli habitat naturali non sono aree gioco per eventi festaioli. Vanno sempre rispettati
IL VIDEO:

La conservazione e la tutela delle Zone Speciali di Conservazione, nelle quali rientrano a pieno titolo i Laghi di Revine Lago, comportano delle scelte politiche, etiche e sociali che spesso richiedono dei sacrifici individuali nel nome di un interesse collettivo superiore. Il caso della pesca sportiva nei Laghi è emblematico di questo principio.
La conservazione degli habitat, la loro "tranquillità" e tutela sono indispensabili sia per offrire un'oasi alle specie protette che per la ricchezza della biodiversità presente in questo ambiente più unico che raro nell'intero territorio veneto. Purtroppo accade che si vada invece in direzioni contrarie.
Per questo motivo l'associazione Mamme di Revine Lago, sostenuta da tutti i gruppi del Comitato Difesa Laghi, ha deciso di vederci chiaro nei labirinti di deroghe e regolamenti che, spesso e volentieri, spuntano quà e là affinchè tutto vada avanti come se il problema della Conservazione non ci riguardasse e anzi come se fosse solo un "disturbo amministrativo" calato dall'alto.
La difesa del territorio è un dovere di tutti, in primo luogo di ogni Cittadino, ma spetta alle Amministrazioni pubbliche e agli Enti di Vigilanza e Controllo di guidare le azioni concrete sul piano amministrativo, di programmazione e , quando serve, di repressione.
Si è quindi ritenuto necessario inviare alle "autorità competenti" ( Comune e Enti di Polizia) una segnalazione formale sulla gara di pesca sportiva in programma domenica 23/06/2024 , facendo presente che la normativa prevede chiaramente l' "ammissione di natanti a motore esclusivamente per le attività temporanee di manutenzione e sperimentazione previste dalle Azioni del Piano Ambientale’’.
La nostra posizione è chiara: Fuori dal lago tutte le barche a motore. Rispetto per la Zona protetta.



(Foto della gara di pesca)

https://www.facebook.com/profile.php?id=100092335046661
(Foto scattate il giorno prima della gara)
"Rammarica la posizione contraria dell'Italia, ma i governi sono più piccoli del disegno ecologico che dobbiamo realizzare. Ora al lavoro per la grande impresa di attuazione".
"Un giorno eccezionale per la natura, le istituzioni e i cittadini europei. La Nature Restoration Law è un provvedimento che può davvero cambiare il futuro".
Lo dichiara la Lipu-BirdLife Italia al termine della seduta di oggi del Consiglio ambientale dell'Ue che ha definitivamente approvato la legge europea (o regolamento) per il ripristino della natura.
Quando tutto sembrava compromesso a causa della sopraggiunta opposizione dell'Ungheria, i ministri dell'Ambiente dell'Unione europea si sono espressi a favore della Restoration Law garantendo la maggioranza qualificata necessaria all'approvazione definitiva del regolamento per il ripristino degli habitat del territorio europeo. 20 i voti a favore, un astenuto e 6 voti contro, tra cui l'Italia, che ha purtroppo confermato la sua opposizione alla legge nonostante le modifiche di compromesso adottate. Si è dunque chiuso il lunghissimo iter legislativo, passato da due voti in Parlamento e dagli accordi del Trilogo (il consesso che mette assieme la Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Ue), che hanno dato al regolamento la sua forma definitiva.
La nuova legge prevede il ripristino di almeno il 30% degli habitat europei minacciati entro il 2030, di almeno il 60% entro il 2040 e di almeno il 90% entro il 2050. Le opere previste dal regolamento riguarderanno zone umide, fiumi, coste, mare, praterie, boschi, ambienti agricoli, verde urbano, con un programma di ripristino della natura europea tanto imponente quanto necessario.
“Siamo di fronte a un evento davvero senza precedenti per l'opera di conservazione della biodiversità europea - dichiara Alessandro Polinori, presidente della Lipu-BirdLife Italia - che apre un orizzonte di speranza concreta per la natura, il clima, il benessere delle società umane. Il ringraziamento della Lipu va ai suoi attivisti, a BirdLife International, alle istituzioni europee che hanno lavorato intensamente, ai milioni di cittadini italiani ed europei che hanno sostenuto questa azione e a tutte le associazioni ambientaliste, la cui prova di forza e intelligenza è stata decisiva anche grazie alla campagna #RestoreNature #WeAreNature.
“Questo è un giorno davvero eccezionale per la biodiversità – conclude il presidente della Lipu - Ora al lavoro per dare attuazione alla legge e nuova speranza alla natura”.
Lunedì, 17 Giugno 2024
Fonte: lipu.it

La pressione turistica nella zona dei laghi di Revine Lago è in forte aumento. Un vero e proprio "assalto ai laghi", causato anche dalle pessime condizioni di vita nelle città e nelle zone intensamente urbanizzate che spingono milioni di cittadini a riversarsi in montagna, lungo le coste dei mari, lungo i fiumi e attorno ai laghi, alla ricerca di aria pulita e natura verde. Si tratta di un fenomeno generale destinato a svilupparsi sempre più. La prima conseguenza che ne deriva è ovunque la stessa: parcheggio selvaggio e richiesta di nuovi parcheggi !
Nell'area protetta dei Laghi, data la fragilità degli habitat, questo problema va affrontato senza concessioni a progetti semplicistici di "urbanizzazione a scopo turistico" ma dando invece la priorità alla conservazione dell'area protetta
Per questo diciamo:
NO a nuovi parcheggi che causano consumo di suolo dentro e attorno all'area protetta.
SI alla sistemazione della aree esistenti in forme sostenibili moderne e non con asfaltature da centro commerciale.

A gennaio sul sito del comune di Torno, in Lombardia, è stato pubblicato un avviso in cui si presentava il piano per costruire un nuovo complesso turistico. Il progetto prevedeva la costruzione di hotel, ristoranti, spa, darsene private, parcheggi, accessi carrai e strade. Riguardava 29mila metri quadri e ha messo in allarme il piccolo centro in cui vive un migliaio di abitanti. “Si vuole soffocare il territorio, è come avere una bottiglia piena d’acqua e volerla riempire con altra acqua, nonostante non ce ne entri più”, denuncia il sociologo Agop Manoukian, che vive a Torno dagli anni novanta.
Il lago di Como, uno stretto bacino incastrato tra le montagne lombarde circondato da paesini, da qualche anno è diventato una delle mete preferite del turismo nazionale e internazionale. Hotel di lusso, piscine e altre infrastrutture stanno ridisegnando le sue sponde.
Tutto sta succedendo in un territorio molto fragile dal punto di vista idrogeologico e che non riesce a far fronte all’enorme flusso turistico in termini di servizi. A pagarne le conseguenze più di tutti è la popolazione locale.
Chi vive sul lago di Como dice che è cominciato tutto con George Clooney. Nel 2002 l’attore statunitense ha comprato villa Oleandra, a Laglio. Negli anni successivi sono arrivate altre celebrità, varie produzioni cinematografiche hanno scelto Como per le loro riprese, si sono moltiplicati i reportage di viaggio e i social network hanno fatto da megafono alle immagini da cartolina del lago. Che nel frattempo si è progressivamente trasformato in un brand internazionale, Como lake.
Come sottolinea la regione Lombardia, nel 2023 il lago ha registrato 4,8 milioni di pernottamenti, con un tasso del 100 per cento di strutture piene. Nel 2019 erano stati un milione in meno. Tra il 2016 e il 2023 il numero di lavoratori nel settore del turismo è aumentato del 46,6 per cento. E nel 2024 si prospettano nuovi record.
Il lago di Como si è imposto come meta di lusso. Questo tipo di turismo ha spinto a ristrutturare ville d’epoca e costruirne di nuove, mentre il profilo delle rive è cambiato per l’edificazione di imponenti strutture d’accoglienza. “L’anno scorso la top location per gli investitori è stata il lago di Como”, ha affermato nel 2023 il consulente immobiliare Giorgio Bianchi. L’agenzia immobiliare Knight Frank lo posiziona in vetta alle mete italiane in cui i prezzi dell’immobiliare sono più in crescita. E come sottolinea la società di consulenza Pambianco, le multinazionali alberghiere stanno cercando nuovi posti in cui investire sulle sponde del lago di Como.
Fonte: www.internazionale.it
Il Comune rinuncia al progetto di captare le acque dal Lago Bianco per alimentare il sistema di innevamento artificiale degli impianti sciistici di Santa Caterina Valfurva. Si pensi ora a restituire al Lago la propria naturalità.
dell’Osservatorio delle Associazioni sul Parco Nazionale dello Stelvio (CAI, Federazione Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness, Touring Club Italiano, WWF Italia)
Comunicato del 30.04.2024
Lago Bianco: ora si proceda con bonifica, restauro, ripristino e rinaturalizzazione
Un successo della ragione e per la natura, ma ora interveniamo sul territorio violentato. L’Osservatorio delle Associazioni sul Parco Nazionale dello Stelvio (CAI, Federazione Pro Natura, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness, Touring Club Italiano, WWF Italia) saluta con favore la delibera n. 35 del 26/4/2024 della Giunta comunale di Valfurva, che ha deciso lo stralcio dell’opera di presa sul Lago Bianco a 2.607 m slm, ma chiede, in una lettera inviata oggi, di discutere subito con Franco Claretti, direttore del Settore lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio, su quali possano essere gli interventi di bonifica, restauro, ripristino e rinaturalizzazione necessari.
“Siamo disponibili, sin da subito a sopralluoghi e incontri tecnici per restituire alla sua naturalità l’Area Parco dello Stelvio e la ZPS IT2040044 ‘Parco Nazionale dello Stelvio’, zona di grande pregio. La tutela dei valori naturalistici costituisce una delle ricchezze del territorio” dice l’Osservatorio. Valori naturalistici che l’Osservatorio ha difeso chiedendo conto dei lavori di prelevamento delle acque del Lago Bianco per il potenziamento dell’impianto per l’innevamento artificiale con: due Diffide del 29/9/2023 e del 15/42024; la richiesta di accesso agli atti del 5/3/2024; e, soprattutto, con la denuncia alla Commissione Europea nell’ambito della Procedura EU Pilot – 2024 6730 – sulla Valutazione di incidenza.
L’Osservatorio si augura che ci sia un cambio di passo. E ricorda come con i nulla osta del 25/7/2017 (Protocollo ERSAF.2017.0011471) e del 12/6/2018 (Protocollo ERSAF 6506), Alessandro Meinardi, allora direttore del PNS settore lombardo, aveva dato il suo assenso ai lavori relativi al potenziamento dell’impianto per l’innevamento artificiale e di emungimento delle acque del lago Bianco.
“Il PNS Settore lombardo non ha svolto negli anni passati un ruolo attivo nella difesa dei beni tutelati dalle normative nazionali e comunitarie. Ora si apre una nuova stagione in cui ci deve essere un concorso collettivo in difesa dei beni comuni” dichiara l’Osservatorio.
Per maggiori info sul progetto vai al nostro precedente articolo sul tema.
Fonte: www.salviamoilpaesaggio.it

La natura ha le sue regole e per capirla bisogna studiarla e avere spirito di osservazione. Studiare l’ecologia di un determinato ambiente e capirlo per conoscerlo e conoscere le relazioni e i processi biologici sotto il profilo scientifico. Possiamo affermare che non esiste organismo vivente indipendente dall’ambiente in cui vive poiché nessun organismo è autosufficiente — infatti dipende da altri organismi presenti nel suo ambiente. Perché un vivente sopravviva è necessario che l’ambiente gli fornisca le condizioni adatte a rimanere in vita ed a svolgere tutte le attività vitali. L’ecologia studia i rapporti tra i vari organismi viventi e l’ambiente di cui fanno parte. La vita è possibile in un’area che comprende la superficie terrestre e lo strato d’acqua ,essa è chiamata biosfera che è influenzata da molti fattori il più importante sono le radiazioni solari che forniscono l’energia necessaria alla sintesi clorofilliana ed il calore necessario alla vita di molti organismi e alla evaporazione dell’acqua che poi tornerà a cadere sotto forma di pioggia. La biosfera è considerata come un insieme di sistemi chiamati ecosistemi, definiti fisico chimico circoscritto, nel quale tutti gli organismi viventi e gli oggetti inanimati interagiscono con l’ambiente stesso nel quale le sostanze si trasformano secondo un ciclo continuo. Esempio, un prato, una foresta oppure un lago sono considerati ecosistema. Gli organismi che vivono in un ecosistema formano una comunità biologica o biocenosi , mentre si chiama popolazione gli individui di una specie che vi sono presenti. La parte non vivente dell’ecosistema esercita sui viventi un’ influenza importantissima ed è influenzata , a sua volta , da questi ultimi prendendo il nome di ambiente fisico – biotipo. In ogni ecosistema si verificano tre tipi di rapporti interazioni all’interno della biocenosi tra la biocenosi ed il biotipo ,– tra i vari fattori del biotipo. Esaminare i tre tipi di rapporti che si verificano all’interno di un ecosistema per farlo prendiamo ad esempio un lago. Il biotipo sarà caratterizzato dall’acqua, dal terreno, del fondale e dalla riva, dall’ area sovrastante e la superficie. Formeranno la biocenosi tutti gli esseri viventi presenti nel lago o dipendenti da esso , quali tutte le varie popolazioni di piante acquatiche e alghe, mammiferi, volatili, i pesci , molluschi, batteri, protozoi e cosi via fino a giungere al plancton – piccoli organismi animali— incapaci di contrastare il movimento delle alghe unicellulari – diatome — Se esaminiamo la biocenosi , ci rendiamo conto che tutti gli individui sono legati tra loro da molti rapporti di dipendenza. Soprattutto competono fra loro per il cibo, la luce , l’ossigeno e lo spazio vitale, questo prende il nome territorialismo, un insieme di reazioni di parecchie specie di animali ad individuare un territorio per la propria attività, fattore importante perché stimola la dispersione della specie in un dato ambiente sfruttandone la massima attività. Esaminato il primo tipo di interazione.. quello tra la biocenosi , ora daremo uno sguardo fra biocenosi e l’ambiente fisico. La luce solare, il suolo e la temperatura sono alcuni fattori dell’ambiente fisico che influenzano la biocenosi. E’ noto che le piante verdi abbisognano di luce solare per la fotosintesi clorofilliana che in sintesi , come acqua ed anidride carbonica costituiscono il glucosio che utilizzano come alimento ed emettono ossigeno nell’atmosfera , quindi in un lago le troveremo ad una certa profondità dove arriva la luce. Tale profondità dipende anche dalla limpidezza dell’ acqua. Nei laghi più limpidi la luce penetra fino a una ventina di metri di profondità. In quei laghi che hanno un forte apporto di sostanze nutrienti quali il fosforo e azoto vi è una grande proliferazione di alghe e quindi un in torcimento delle acque, un fenomeno dei più diffusi nei nostri laghi o bacini come le cave. Questo fenomeno riguarda le interazioni della presenza umana in un ecosistema – interazione tra biocenosi e ambiente fisico– Altre interazioni tra la biocenosi e ambiente fisico di un lago o cava vi sono altri fattori quali, la temperatura giornaliera e stagionali alle varie profondità che hanno grande influenza per gli organismi che vivono nell’acqua ed i cambiamenti che può subire l’ambiente a causa dei resti di alcuni organismi .
Per esempio una riduzione del lago o bacino a causa dell’accumularsi eccessivo di piante morte in decomposizione oppure un cambiamento del colore e composizione dell’acqua dovuta agli acidi organici che ne derivano. Inoltre fra i vari fattori dell’ambiente fisico questi possono essere distinti in temporanee, come ad esempio una variazione del livello dell’acqua , e permanenti , come nel caso di uno sconvolgimento naturale o dei detriti depositati nel lago da un immissario, cause cioè che possono mutare radicalmente ed in modo in modo duraturo la fisionomia dell’ ambiente. La biocenosi è formata da diverse popolazioni che vivono in stretti rapporti. Il rapporto si chiama equilibrio biologico . La densità delle popolazioni viene espressa dal numero degli individui presenti in un dato momento. Gli studi sulla densità di popolazioni è molto importante poiché è proprio su di esse che ci si deve basare per ricostruire un ambiente. In seguito tale ambiente fosse molto ristretto e senza possibilità di rinnovamento la densità della popolazione tenderebbe a diminuire bruscamente fino alla completa estinzione della specie , causa della competizione sempre più accanita , delle contemporanee diminuzione del cibo e l’accumularsi dei rifiuti . Immaginiamo che in un lago fossero immesse alcune trote feconde .. nel primo periodo il tasso di riproduzione sarebbe più alto rispetto a quello della mortalità e la popolazione aumenterebbe considerevolmente in poco tempo . In seguito però, la lotta per il cibo diventerebbe più dura e molte trote resterebbero più deboli ed esposte a malattie e morte.. allora la densità tenderebbe a ridursi ed a stabilizzarsi verso un certo equilibrio , grazie anche alla selezione naturale . Altri fattori influiscono sulla densità delle popolazioni ad esempio le variazioni della temperatura , la luce , che possono essere positivi o negativi alla popolazione. Ora vediamo l’habitat dei pesci, luogo in cui vive caratterizzato da una somma di requisiti fisici necessari alla sua esistenza. L’habitat è un organismo che deve avere in sé tutte le condizioni di esistenza adatte, quali composizione del terreno, temperatura acqua luce atmosfera e viene chiamato tollerante se un determinato pesce sopporta una bassa qualità di temperatura, di ossigeno disciolto nell’acqua. Quindi possiamo dire che la distribuzione geografica di una specie è condizionata dei suoi limiti di tolleranza. In un ecosistema le sostanze utilizzate sono sempre le stesse secondo un ciclo continuo. Al primo gradino vi sono organismi autrofi, sostanze inorganiche dell’ambiente e sono chiamate produttori di alimenti .Poi vi è la serie di consumatori di alimenti e questi si chiamano erbivori, che a loro volta sono prede dei carnivori, che si dividono in carnivori di primo grado e si nutrono di erbivori , quelli di secondo grado si nutrono esclusivamente dei carnivori di primo grado. Alla loro morte i carnivori di secondo grado , entreranno in decomposizione e le loro sostanze saranno cibo per alcuni organismi detti saprofiti, che rimetteranno in circolo le sostanze che saranno preda di alti organismi. Un altro elemento è quello degli organismi chiamato demolitori .. funghi , batteri che decompongono resti ed escrementi di animali in sostanze semplici e dei trasformatori sostanze ottenute dai demolitori in composti che vengono usate dai produttori e rimesse in circolo. Tradotto in esempio in un lago esistono tre tipi di produttori , le piante acquatiche , le alghe e le micro alghe galleggianti che formano il fitoplancton .A cibarsi dei produttori saranno gli erbivori quali piccoli crostacei che formano la parte maggiore del zooplancton . Quindi l’energia accumulata fitoplancton passa agli erbivori .. questi ultimi saranno preda dei carnivori di primo grado che sono piccoli pesci che consumano e usano la loro energia . A loro volta saranno preda di altri pesci – predatori — , i carnivori , i carnivori di secondo grado . Nel lago i saprofiti sono rappresentati dai gamberi d’ acqua dolce e da alcune specie di chiocciole e pesci. I demolitori saranno batteri ed alcuni funghi o muffe che cederanno le sostanze rese semplici ad altri batteri . Poi saranno le alghe ad assorbirle ridando quindi al via ad un nuovo ciclo. Vi sono rapporti precisi che se venissero alterati sfalserebbero il ciclo con conseguenze per l’equilibrio dell’ecosistema. Attraverso l’uso della piramide alimentare vengono schematizzati cosi. Nella parte bassa vi sono i produttori in numero maggiore gli erbivori che sono rappresentati più in alto — più sopra ed in numero minore i carnivori di secondo grado. Quindi dal basso —produttori— alla sommità — carnivori di secondo grado –, il numero degli individui andrà diminuendo progressivamente. Immaginiamo che nel lago vi siano molti produttori.. essi saranno sufficienti ad alimentare diciamo 200 erbivori che a loro volta forniranno nutrimento per 50 pesciolini .. questi ultimi basteranno a sfamare soltanto un grosso carnivoro di secondo grado.
Fonte: equilibrio-di-un-lago-conoscerlo-per-difenderlo

Vittoria di ClientEarth e Lipu: il Consiglio di Stato ordina alla Regione Lazio di arrestare la distruzione del Lago di Vico, in provincia di Viterbo
Una sentenza rivoluzionaria per l’Italia, ma che potrebbe avere importanti riflessi per future cause legali sulla biodiversità in Europa.
È quanto dichiarano ClientEarth e Lipu dopo che il Consiglio di Stato si è pronunciato sull’appello delle due Ong per la salvaguardia del Lago di Vico: il Consiglio di Stato ha infatti ordinato alla Regione Lazio di agire immediatamente per “contrastare" la distruzione di un habitat protetto concedendole sei mesi di tempo per adottare le misure necessarie a contrastare la distruzione degli habitat protetti del lago.
Si tratta del terzo atto di una serie di ricorsi presentati dalle ONG: con quest’ultimo il Consiglio di Stato, con sentenza definitiva e non più appellabile, ha giudicato la Regione Lazio in palese violazione del suo obbligo giuridico di salvaguardare il lago di Vico - sito naturale protetto e fonte di acqua potabile – dal pericoloso inquinamento causato dalla coltivazione intensiva di nocciole che viene effettuata nella zona. La Corte aveva già condannato le autorità dopo che i residenti dell’area erano stati privati dell'acqua potabile a causa del medesimo inquinamento.
L’accumularsi nel lago di fertilizzanti utilizzati nelle coltivazioni intensive di nocciole ha favorito la proliferazione di alghe rosse, e creato un ambiente nocivo sia per la natura sia per gli abitanti, avendo reso l'acqua – normalmente bevuta nelle vicine Ronciglione e Caprarola – non potabile.
Il Tribunale ha riconosciuto che le autorità erano a conoscenza di questo problema da lungo tempo, ma non hanno agito.
Francesco Maletto, avvocato di ClientEarth, ha dichiarato: “Questa sentenza chiarisce una volta per tutte: protetto significa protetto. Le autorità non possono stare a guardare e permettere che l’agricoltura intensiva degradi in modo irreversibile questo importante territorio. Il tribunale si è spinto più in là di quanto fatto in precedenza, non solo chiedendo alle autorità di porre fine ai comportamenti dannosi, ma anche di invertirne la rotta. Si tratta di una svolta per il diritto della biodiversità in Italia”.
“Il mancato rispetto della Direttiva Habitat, ha dichiarato Giorgia Gaibani, responsabile Difesa del territorio e Natura 2000 della Lipu, sta provocando la distruzione dei fragili habitat del lago, compresi i terreni necessari alla coltivazione delle preziose nocciole italiane. Questo modo insostenibile di fare agricoltura comprometterà la capacità della natura di provvedere negli anni a venire, come sempre ha fatto, alle comunità del luogo”.
Il lago di Vico non è solo un bel lago, ma un perfetto esempio di come uomo e natura siano interdipendenti. Gli habitat protetti stanno venendo distrutti e interi paesi privati di acqua potabile senza chiare alternative. “Le autorità devono ora dare seguito alla sentenza del tribunale - aggiungono ClientEarth e la Lipu” e intraprendere azioni immediate per rimediare ai danni causati al lago dalla prolungata negligenza delle autorità”.
In aggiunta a questa recente sentenza del Consiglio di Stato, ClientEarth e Lipu hanno già contestato in giudizio, con successo, la mancata adozione da parte delle autorità - e, in particolare, della Regione Lazio – di misure efficaci per risolvere la crisi della potabilità delle acque e per ridurre i livelli di nitrati nocivi, come richiesto dalla normativa tanto europea quanto nazionale. Alla Regione Lazio è stato ordinato di creare una Zona Vulnerabile ai Nitrati e di adottare misure per il risanamento dell'acqua.
I link ai comunicati precedenti:
Note per i redattori
Contesto legale
Nel giugno 2022, ClientEarth e Lipu avevano inviato lettere di diffida alle pubbliche amministrazioni della Regione Lazio e dei Comuni di Ronciglione e Caprarola, nonché alle Autorità di gestione del servizio idrico, chiedendo che gli obblighi comunitari e nazionali venissero rispettati. I gruppi ambientalisti avevano ricevuto risposta dalla Regione Lazio in merito alle violazioni della Direttiva Habitat e dalla ASL in merito al mancato rispetto della Direttiva sull'acqua potabile. Tuttavia, ClientEarth e Lipu-BirdLife Italia avevano trovato queste risposte insoddisfacenti. La Regione Lazio, autorità competente rispetto all’applicazione della Direttiva UE sui nitrati, non aveva infatti risposto alla lettera delle ONG, mentre le preoccupazioni del gruppo sulla qualità dell'acqua potabile erano state ignorate sia dai Comuni che dai responsabili del servizio idrico.
A seguito di queste risposte insoddisfacenti, nell'ottobre 2022 i gruppi ambientalisti hanno portato le autorità in tribunale. Nel febbraio 2023, il TAR Lazio ha dato ragione alle organizzazioni, ordinando alle autorità di conformarsi alla direttiva sui nitrati. A seguito della sentenza, le autorità hanno avviato il processo di creazione di una Zona Vulnerabile ai Nitrati nell'area. Parallelamente, tuttavia, il TAR ha respinto l'azione legale dei gruppi ambientalisti contro il mancato rispetto da parte delle autorità della Direttiva sull'acqua potabile e della Direttiva Habitat dell'UE.
Nel maggio 2023, ClientEarth e Lipu, rappresentati dallo studio legale Ambientalex, hanno presentato due distinti appelli contro le sentenze negative del tribunale. A settembre si è tenuta l'udienza finale. In ottobre, il Consiglio di Stato ha stabilito che le autorità non abbiano rispettato la direttiva sull'acqua potabile. Questa sentenza del Consiglio di Stato ha oggi riconosciuto definitivamente la continua violazione della Direttiva Habitat da parte delle autorità.
Il contesto regionale
Negli ultimi 50 anni la produzione di nocciole è aumentata in tutta la regione Lazio. Dal 2018, il Gruppo Ferrero (noto per la produzione di cioccolato e prodotti dolciari come la Nutella) ha investito pesantemente nella regione per aumentarne la produttività, diventando il principale acquirente del prodotto nocifero laziale.
Le attività agricole intensive hanno portato ad un aumento dell'uso di fertilizzanti e pesticidi, che si riversano nel lago, incidendo sulla qualità dell'acqua e deteriorando il suo habitat. Un eccesso di sostanze nutritive nel lago può innescare un processo noto come eutrofizzazione, che porta alla crescita massiccia di alghe. Le alghe risucchiano tutto l'ossigeno dall'acqua, soffocando di fatto la vita nel lago.
Nel lago di Vico si verificano proliferazioni di alghe rosse che, oltre a sottrarre ossigeno al lago, rilasciano sostanze chimiche cancerogene e tossiche che non possono essere eliminate naturalmente. Le tossine sono dannose per l'ambiente e per la salute delle persone e, se ingerite, possono causare malattie nell'uomo.
L'acqua del lago, che normalmente serve per l'approvvigionamento di acqua potabile, è stata quindi classificata dall'amministrazione pubblica come non potabile.
Le autorità non hanno individuato una fonte alternativa di acqua potabile per gli abitanti di Ronciglione e Caprarola. I residenti continuano quindi a ricevere l'acqua nelle loro case, ma non possono consumarla direttamente.
Gli impatti ambientali e sanitari della coltivazione intensiva di nocciole non sono un caso isolato e circoscritto al lago di Vico, ma diffusi in tutta la regione. Anche il lago di Bolsena - il più grande lago vulcanico d'Europa e una popolare destinazione turistica - soffre dell'inquinamento agricolo, che ha iniziato a degradare l'ambiente e la qualità dell'acqua.
ClientEarth
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Lipu
Organizzazione di volontariato che si adopera per la salvaguardia della natura - in particolare degli uccelli selvatici e dei loro habitat - e la promozione della cultura ecologica. Partner italiano di BirdLife International, conta oltre 1500 volontari, decine di strutture in tutta Italia, e oltre 30.000 tra soci e donatori.
Fonte: lipu.it

La produzione intensiva di cibo strozza gli ecosistemi acquatici europei. Dai fiumi ai laghi fino alle coste, l’eccesso di fertilizzanti chimici è un problema europeo su cui produttori e ambientalisti si scontrano.
Se in Europa è ormai da generazioni che non si parla di malnutrizione, questo è anche grazie ai fertilizzanti. Dalla Rivoluzione Verde degli anni quaranta del secolo scorso, la produzione di cibo è aumentata enormemente, e con essa l’uso di fertilizzanti sintetici. Questi apportano i nutrienti ai terreni usati per coltivare la frutta e verdura che mangiamo, ma anche per le coltivazioni necessarie ad alimentare l’industria della carne. Ma a distanza di decenni, si comincia a vederne i limiti ecologici.
I fertilizzanti chimici vengono anche chiamati NPK, riferendosi ai tre componenti chimici essenziali per la crescita di una pianta, ovvero azoto (N), fosforo (P) e potassio (K). Elementi comuni in natura, ma che vengono sintetizzati affinché le piante, che siano ortaggi o alberi da frutto, possano assorbirli rapidamente e crescere vigorose in poco tempo. In questo modo l’agricoltore può trarre maggiore produzione dalla sua terra, accelerando i cicli di coltura, e aumentando così il profitto. Ma con il tempo si è constatato che l’utilizzo eccessivo di fertilizzanti ha degli effetti negativi per l’ambiente che circonda le coltivazioni.
Il caso del Lago di Vico, nella Tuscia, è un caso emblematico in Italia. Con l’aumento della produzione di nocciole nel territorio circostante, che in gran parte vengono comprate dal Gruppo Ferrero attraverso le cooperative locali, l’agricoltura intensiva dei noccioleti ha portato a un eccesso di nutrienti nelle acque del lago, provocando la crescita di un’alga: la Planktrothrix rubescens.
«L’ossigeno è il vero, grande problema. Sotto i 18 metri di profondità non c’è più ossigeno» spiega Giuseppe Nascetti, professore ordinario di Ecologia dell'Università degli Studi della Tuscia. «I dati raccolti negli anni mostrano come, da quando si sono diffuse le coltivazioni di noccioli vicino al lago negli anni Novanta, il livello di eutrofizzazione è aumentato costantemente. E così sono apparse le fioriture dell’alga rossa».
Questa alga rilascia microcistine, che sono tossiche per la salute umana, ed essendo l’acqua del lago di Vico captata dai comuni limitrofi, creano una minaccia per i 14mila abitanti dei comuni di Caprarola e Ronciglione che, ancora oggi, non hanno accesso all’acqua potabile nelle loro case.
Azoto e fosforo sono gli elementi contenuti nei fertilizzanti che causano la proliferazione di alghe che durante la fioritura consumano grandi quantità di ossigeno. Un fenomeno simile a quanto accade nel Mar Menor, in Spagna, la laguna salata più grande d’Europa. L’alga consuma l’ossigeno presente nell’acqua e quindi ne rimane poco (ipossia) o nulla (anossia) per altri esseri viventi, causando fenomeni come la moria di pesci.
L’eutrofizzazione è un fenomeno diffuso nei laghi, fiumi, lagune e mari di tutta Europa. I fertilizzanti con i loro nutrienti hanno permesso di sfruttare al massimo i terreni europei, però si stanno rivelando un elemento di contaminazione sempre più pericoloso per gli equilibri ecologici, nonché per la salute umana.
I fertilizzanti sintetici sono ancora poco efficienti nel raggiungere esclusivamente frutta e verdura su cui vengono applicati: soprattutto l’azoto sintetico, che è molto solubile, di cui solo il 59 per cento viene assorbito dalla pianta. Il resto si disperde nell’ambiente, sciacquato dalla pioggia e durante l’irrigazione, raggiunge falde acquifere, fiumi, laghi e lagune, dove questi nutrienti si accumulano con il tempo. L’Ue punta a una riduzione del 30 per cento della contaminazione entro il 2030, ma l’industria dei fertilizzanti sintetici sostiene che non sia un obiettivo realistico.
La laguna del Mar Menor si è tinta di verde molte volte negli ultimi due decenni, causando moria di pesci e causando un forte dibattito nazionale sull’impatto dell’agricoltura intensiva. Gli ultimi dati rilevati dal Csic (Centro superiore di investigazione scientifica) mostrano un miglioramento sullo status dei nutrienti presenti nel Mar Menor rispetto al 2019, un anno particolarmente critico, ma ancora con livelli troppo alti per pensare a un recupero della laguna.
«Se i nutrienti che entrano nel Mar Menor fossero sotto una certa soglia, l’ecosistema non avrebbe problemi ad assorbirli» dice Julio Mas, biologo ed ex direttore del Centro Oceanografico di Murcia. «Così è stato per molto tempo con l’agricoltura tradizionale. Il problema nasce quando si passa a un tipo di agricoltura intensiva, che comporta un ampio uso di fertilizzanti sintetici».
I casi di eutrofizzazione del lago di Vico e del Mar Menor non sono un’eccezione nell’Unione europea. Il 53 per cento dei laghi europei registra livelli di eutrofizzazione elevati, e le principali cause antropogeniche sono l’agricoltura e gli scarichi urbani. Fin dagli anni Novanta l’Unione europea ha cercato di ridurre l’apporto di nutrienti attraverso politiche e quadri normativi.
In Europa circa il 70 per cento dei terreni agricoli registra un uso eccessivo di nutrienti. Il settore agricolo rimane quindi la prima fonte di inquinamento da nutrienti, provocato dall’uso di fertilizzanti e dal letame prodotto dagli allevamenti intensivi.
A trent’anni dall’adozione della Direttiva Europea sui Nitrati la situazione non ha visto miglioramenti sostanziali e le stazioni di controllo delle acque sotterranee europee registrano livelli di concentrazione di nutrienti stabilmente alti. La direttiva Nitrati risale al 1991 e richiede agli stati membri di sviluppare politiche per ridurre le emissioni di fosforo provenienti dalle attività agricole, e di monitorare i livelli di concentrazione nelle acque.
Il fallimento nel far rispettare la direttiva Nitrati da parte degli stati, è alla radice del proliferare delle alghe nelle acque europee, del processo di eutrofizzazione e le sue conseguenze sugli ecosistemi e la salute, essendo i nutrienti la principale causa del problema.
Un’alternativa ai fertilizzanti sintetici ci sarebbe, e limiterebbe l’eccesso di nutrienti rilasciato nell’ambiente: l’agricoltura biologica. Un obiettivo dell’European Green Deal è che il 25 per cento della produzione agricola totale sia fatto rispettando gli standard dell’agricoltura biologica entro il 2030.
«Nell’agricoltura biologica non si può usare azoto sintetico, e questo limiterebbe molto la contaminazione dell’ambiente» dice Maria Zintl dell’Organic Farming Association, associazione ombrello degli agricoltori biologici europei con sede a Bruxelles. «Siamo ancora lontani dall’obiettivo se si pensa che attualmente la media europea è dell’8,5 per cento di agricoltura biologica totale». La Germania è al 13 per cento rispetto al totale prodotto, l’Italia al 15,5 per cento, la Spagna all’11 per cento, l’Austria è quella più avanzata con il 25,3 per cento.
Per Devlin Kuyek, ricercatore dell’ong Grain, l’obiettivo del 25 per cento non è sufficientemente ambizioso: «Dobbiamo ridurre drasticamente l’emissione di gas serra. La produzione di azoto contribuisce in maniera significativa all’inquinamento globale» dice Kuyek. «Inoltre, i terreni europei sono già saturi di fertilizzanti dopo decenni di agricoltura intensiva, per questo le aziende europee si stanno concentrando di più sulla produzione in altri continenti come Africa, Asia e America Latina».

A livello mondiale l’eccedenza di azoto e fosforo dispersi nell’ambiente ha già superato i limiti di sicurezza, e l’Europa contribuisce in modo significativo a questo tipo di contaminazione. L’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) stima che il limite relativo alle perdite di azoto e fosforo nell’ambiente sia superato rispettivamente di 3,3 e 2 volte rispetto a quello che l’ambiente può tollerare.
Attraverso le recenti strategie sulla Biodiversità e Farm to Fork, due pilastri del Green Deal Europeo, la Commissione ha riconosciuto la necessità di produrre cibo in maniera più sostenibile, proponendosi di ridurre la perdita di azoto di almeno il 50 per cento e l’uso di fertilizzanti di almeno il 20 per cento entro il 2030.
L’associazione Fertilizer Europe, che raggruppa i principali produttori di fertilizzanti europei a Bruxelles, tra cui multinazionali come Yara e Basf, è stata fortemente contraria agli obiettivi di riduzione dell’uso dei fertilizzanti proposta nella nuova strategia.
In una dichiarazione del 2022 Fertilizer Europe sosteneva che «una riduzione del 20 per cento dei nutrienti porterà a una riduzione delle forniture di cibo, un aumento della dipendenza dall’estero e un aumento dei prezzi del cibo», stime basate su uno studio svolto da Wageningen University & Research.
Lo studio risulta però essere stato commissionato – e finanziato – da diversi gruppi di lobby dell’agro-industria, inclusa la stessa Fertilizer Europe. Nello stesso anno le principali aziende mondiali di fertilizzanti aumentarono i prezzi, registrando un aumento di profitti significativo, passando da una media di 14 miliardi a 49 miliardi di dollari in profitti.
Oggi anche l’associazione supporta l’obiettivo ambizioso Ue di un uso più efficiente dei nutrienti, diminuendo la quantità usata puntando sull’uso di tecnologie per agricoltura di precisione, che, secondo Fertilizer Europe, consentirebbero una minore contaminazione dell’ambiente.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto di JournalismFund.
Fonte: www.editorialedomani.it
Ci troviamo a pochi passi dal lago di Santa Maria, all'interno dell'area protetta, e nel parcheggio dell'Area Verde aleggia ancora il fumo dell'asfalto.
Una seria politica del territorio dovrebbe sviluppare soluzioni di qualità , che concili il sostegno alle attività economiche, la tutela del paesaggio e della biodiversità.
Asfaltare è invece un gesto miope e violento, che guarda all'oggi dimenticando il passato ed ignorando dolosamente il domani.
Il suolo va protetto, non asfaltato!
22.04.2024
Comitato Difesa Laghi.

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