Turismo, sostenibilità ambientale ed economica nelle aree naturali protette, esiste un equilibrio?
Finché non si comprende che affinché i “luoghi” (belli) non diventino “non luoghi” (brutti), va rispettata la loro “capacità di assorbimento antropico”, pena la loro sopravvivenza a lungo termine. Una “capacità di assorbimento antropico” da tarare e gestire con parsimonia in base alle caratteristiche geomorfologiche del luogo, nel caso specifico dei laghi di Revine-Tarzo: dimensioni ridottissime rispetto ad altri laghi, criticità idrologiche (qualità delle acque, habitat lacustre in sofferenza, inquinamento), habitat vegetali e faunistici residuali delle sponde molto ridotti, elevata urbanizzazione delle sponde in rapporto alle dimensioni dei laghi, ecc. Non basta e anzi peggiora la situazione se si intende risolvere il problema facendo nuovi parcheggi, consumando suolo, cementificando e urbanizzando ulteriormente il terreno naturale limitrofo ai laghi che è parte dell’ecosistema laghi. La dimensione dell’ affollamento turistico ( e del marketing territoriale) deve essere tarata sulla dimensione di due piccoli laghetti, anche, se necessario, con regole e divieti.
Negli anni ottanta i laghi di Revine Lago corsero il pericolo di una trasformazione radicale per diventare un anonimo bacino dedicato al canottaggio, per cui sarebbero stati completamente snaturati e alterati, perdendo per sempre una grande ricchezza naturalistica ma anche archeologica. Tutte le maggiori associazioni ambientaliste ed anche qualche forza politica regionale risposero all’appello del comitato locale El Mazzarol che si impegnò per evitare quel progetto distruttivo e il Ministero per l’Ambiente bocciò il progetto.
In seguito i laghi sono diventati SIC, Sito di Interesse Comunitario e ZSC, Zona Speciale di Conservazione di Rete Natura 2000, sigle che sono sconosciuti ai più ma che indicato aree di altissimo valore naturalistico, da tutelare con grande attenzione, ma non sempre questo è tenuto nella dovuta attenzione da parte di chi, per mandato elettorale, ha il compito, di amministrare il territorio.
Così il comune di Tarzo potrebbe ricevere un finanziamento pubblico di ben 1,5 milioni di euro del PNRR, piano nazionale di ripresa e resilienza, per interventi in parte discutibili e in parte, a nostro giudizio, inaccettabili.
Prima di tutto stupisce la scelta di non aver pensato ad un progetto che coinvolgesse tutti i comuni della Vallata e quindi anche Revine Lago e Cison. Il comune di Tarzo, da solo, propone di costruire, vicino alla riva ma dentro il lago, una piattaforma di 1000 metri quadri, forse altre piattaforme invasive dello spazio liquido e una lunga passerella per passeggiate, circa 600 metri che poi potrebbero venire allungati in futuro.
Già il comune di Tarzo ha dimostrato poca attenzione ecologica quando è intervenuto con il taglio del canneto in periodo di nidificazione, errore che ci auguriamo non venga più ripetuto in futuro, e ora con il PNRR Borghi propone due manufatti che sulla carta risulteranno sicuramente definiti come sostenibili ma non è così e il loro impatto sull’ambiente non sarà basso ma risulterà rilevante.
A che cosa potrà servire una grande piattaforma in acqua? Fare concerti e discoteca in un ambiente naturale ricco di vita animale, fragile e da conservare con grande cura ? L’Ecoistituo del Veneto Alex Langer dice di no, schierandosi a fianco del Gruppo Difesa Laghi, e si opporrà a questo progetto con il quale importanti risorse pubbliche sarebbero spese in modo discutibile ma soprattutto insostenibile per l’ambiente naturale.
Già ci sono sulle rive degli edifici abbandonati e anche fatiscenti che non fanno certo una bella figura, perché non partire da quella pulizia che prima o poi bisognerà fare? Un progetto veramente valido per i laghi dovrebbe promuovere prima di tutto la conservazione di un bene da preservare per le generazioni future e poi un turismo veramente sostenibile, valorizzando il patrimonio delle vecchie case, eliminando i brutti edifici in cemento degli anni 60, ma sopratutto non costruendo nuove opere in acqua. Anche altre parti del progetto del comune di Tarzo sono molto discutibili, come interventi su vecchi edifici e una piccola bellissima chiesa che rischia di risultarne snaturata.
I laghi si trovano ai bordi dell’area Unesco delle Colline del Prosecco e quindi saranno sempre più frequentati, il valore naturale dei laghi va conservato non solo perché le leggi lo impongono ma anche poterli proporre ad un turismo di qualità. Nel progetto proposto dal comune di Tarzo risulta del tutto trascurato il grande valore archeologico dei laghi, di cui la ricostruzione del villaggio palafitticolo del Livelet dovrebbe essere stata solo l’inizio, quindi c’è un lungo percorso tutto da costruire. Il Livelet non è in comune di Tarzo, ma i laghi costituiscono un’unità e come tali vanno trattati, senza campanilismi, i vari comuni dovrebbero fare squadra. Come non fare il paragone con i vicini comuni di Caneva e Polcenigo, in Friuli, dove amministrazioni lungimiranti si sono unite ed hanno sostenuto con forza l’importanza degli scavi archeologici nei Palù della Livenza, riconosciuti come Patrimonio Unesco per cui hanno ottenuto finanziamenti importanti per costruire un museo archeologico proprio sul tema dei villaggi palafitticoli preistorici e i lavori dovrebbero iniziare fra non molto. Quel nuovo museo darà sicuramente un ulteriore impulso anche al turismo dell’area. Speriamo che ne seguano l’esempio anche le amministrazioni della Valsana, con le quali siamo disposti a dialogare e a cooperare se la via che si deciderà di seguire sarà quella di una vera e dimostrabile sostenibilità, non solo enunciata nei progetti.
Ecoistituto del Veneto Alex Langer
Michele Boato e Toio de Savorgnani

L'estate di Favignana e il turismo di massa "insopportabile"
40mila presenza al giorno. Sempre più affollata, sempre più “cara” - non in termine d'affetto, ovviamente - Favignana ha ormai perso la propria identità di isola "remota".
Ora, in estate, è una città turistica con tutti i suoi pregi e difetti. Invasa, con cadenza quotidiana, da turisti sia italiani, sia stranieri. Fioccano le case-vacanza, i negozi di noleggio di bici e scooter e altre attività connesse al turismo che aprono e chiudono in un batter di ciglia, realizzate magari da “forestieri” di passaggio per spremere la “gallina dalle uova d'oro”: il turista.
Tutto è business. Una birra Moretti, per fare un esempio, comprata in un panificio, costa quattro euro. Una bottiglia anonima di vino arriva a sfiorare i 25 euro. Per entrare al supermercato devi fare una fila incredibile sotto al sole che picchia forte. Per sederti al tavolino del bar devi fare una lunga attesa. per passeggiare in piazza devi fare quasi a gomitate.
Ciò che conta sono i numeri. Le presenze.
Il turismo di massa tiene in ostaggio l'isola. Ciò che conta è fare cassa per la gioia degli operatori economici. Se loro gongolano; i residenti, però, storcono il naso: l'estate per chi vive sull'isola è un incubo. “Hanno svenduto Favignana” è l'opinione di tanti.
E a lanciare un grido di allarme è anche Maria Guccione, memoria storica dell'isola, cultrice delle tradizioni locali, ristoratrice da 40 anni.

“Favignana – dice - chiede aiuto, chiedono aiuto i favignanesi seri che fanno turismo da una vita e vogliono continuare a farlo senza vederne scadere la qualità”. Un appello: “Amministrazione, serve più controllo . I vigili non bastano? Chiamatene altri e dato che il bilancio comunale è sano che si spendano bene i soldi per garantire a tutti la vivibilità”.
Guccione prosegue con la sua disamina: “Suolo pubblico per tutti, anche dove non si può, anche per chi non fa somministrazione, in un caos di espositori,tavoli, sedie, sgabelli, pedane, biciclette abbandonate ,senza alcun rispetto per il pedone a cui spesso viene sottratta anche la porzione di marciapiede cui avrebbe diritto. Un centro snaturato, sovraccarico di licenze , con i locali uno dietro l'altro che spesso dopo qualche stagione cedono l'attività. Un'isola totalmente svilita e mercificata dove non esistono più aree pedonali ma solo suoli pubblici concessi per il lucro dei singoli : un susseguirsi di pedane, tendoni, ombrelloni, sedie, tavoli, senza un minimo senso estetico, dove spesso la mattina alle otto stazionano ancora bottiglie e cartacce della sera prima che il titolare non ha avuto il buon gusto di raccogliere, e in tanta bruttura si sminuisce anche il lodevole tentativo di qualche volenteroso che "osa" abbellire il suo locale con graziosi e colorati vasi da fiori”.
C'è poi l'invasione delle bici. “Impazzano – osserva Guccione - abbandonate nei posti più impensabili o posteggiate dai locatari dove non si dovrebbe per ovviare al fatto che hanno più bici di quanto consentirebbero i metri quadrati del magazzino. E mentre qualche forestiero proprietario di casa a Favignana impazzisce alla ricerca di un falegname o di un elettricista...tutti spremono la gallina dalle uova d'oro di un turismo spesso becero e ormai fuori controllo”.
Per Guccione, inoltre, “chi abita in centro prega Dio perché gli regali una sordità temporanea che lo salvi dalla musica di Deejay improvvisati e da una musica assordante spesso in cacofonico contrasto con quella del locale accanto. Ma quale turismo culturale, quale turismo sostenibile, quale rispetto della tradizione e dell'identità”.
Un caos che danneggia soprattutto “gli operatori bravi sia in campo alberghiero che della ristorazione. So bene – sostiene Guccione - che i guai vengono da lontano, dalla mancanza di una programmazione seria e da una mancata visione corretta di turismo, ma a questa Amministrazione chiedo di impegnarsi con forza per il controllo e il rispetto delle regole. Il lassismo non paga. Non si può concedere spazi pubblici sottraendo ai residenti ogni vivibilità. Non si può consentire che un camion o un'ambulanza restino bloccati da tavoli e sedie messi dove non dovrebbero stare. E ci vuole più attenzione alla manipolazione del cibo ,al come e al dove”.
"Cerchiamo sempre di ascoltare tutti - spiega il Sindaco Francesco Forgione - e di fare rispettare le regole, soprattutto per l'occupazione di suolo pubblico e la movida. Siamo di fronte ad un'esplosione di turismo di massa, che riguarda non solo Favignana, ma anche la Sicilia, ed, allargandoci, anche regioni molto organizzate, come la Puglia. Noi abbiamo assunto nove vigili stagionali, con un nucleo di polizia marina, per supportare l'Area Marina Protetta. Favignana è però unica, rispetto alle altre isole. La vicinanza con Marsala e Trapani genera un turismo giornaliero da record. Abbiamo punta di 40mila presenze giornaliere. E neanche la tassa di sbarco molto elevata, cinque euro, pone un freno. Proprio ieri, comunque, abbiamo fatto una riunione con le forze di polizia presenti sull'isola per incentivare i controlli. Circa l'aumento dei prezzi, non c'è dubbio che Favignana rischia molto se diventa un'isola cara. Non è questo il modo di fare selezione".
Fonte: www.tp24.it
13/07/2023
Luca Rota nel suo blog riporta la dichiarazione degli amministratori locali del comune di Vezza d’Oglio in Val Camonica riguardo un progetto di “ponte tibetano” del costo di due milioni di euro. Per gli amministratori locali il ponte tibetano è: “un’opera necessaria per creare un effetto WOW che oggi manca al paese”.
Da quando i sondaggi hanno scoperto che il 43% degli italiani cerca paesaggi suggestivi e bellezze naturali (e senza porsi alcuna domanda sul perché sta emergendo tale bisogno) anche in Veneto la ricerca dell’effetto “wow” sembra essere l’unico obiettivo che gli amministratori locali perseguono. Il territorio Veneto è diventato così come un “enorme capannone territoriale a cielo aperto” di 18345 chilometri quadrati dove si progettano e confezionano prodotti turistici che abbagliano, che fanno, appunto, esclamare: “wow”. La dimensione del consumismo si è così impadronita anche del “bisogno di natura” e viene usata in funzione del PIL. La “natura” diventa, in questa visione, il “fattore produttivo” di questo “enorme capannone territoriale a cielo aperto” perdendo le sue due caratteristiche principali: essere un bene di cui godere e fruire in modalità che non le facciano perdere la sua anima ed essere un bene da proteggere per il suo “apporto ecosistemico” e paesaggistico senza intermediazioni tecnologiche e logistiche. Tale attività produttiva presenta due classi merceologiche: il “prodotto urbanistico wow” e il “prodotto localizzato wow”. Il primo, confezionato con nastrini e ciocche green, ha una dimensione macro nei suoi effetti, diciamo di “area vasta”: si va dall’organizzazione di grandi eventi dagli effetti mortali per gli ecosistemi alpini come le Olimpiadi Invernali 2026 in un sito Patrimonio dell'Umanità, passando per la legge regionale n. 29 del 25 luglio 2019 che consente in zona agricola (in un sito con le bollicine Unesco) di trasformare in strutture ricettive le vecchie casere con possibilità di ampliamento fino a 120 metri cubi, per finire alla modifica dell’art. 27 ter “Strutture ricettive in ambienti naturali” della legge regionale 14 giugno 2013 numero 11, che prevede “l’arrivo in quota delle “stanze panoramiche” e la possibilità di realizzare strutture ricettive, alla pari di malghe, rifugi e bivacchi alpini, anche sopra il limite, posto dall’attuale normativa urbanistica regionale di 1600 metri. La cecità che condiziona tali amministratori è pari al consenso e all’indifferenza che la maggioranza dei veneti riversa copiosamente verso questo graduale e diffuso deturpamento del bel paesaggio veneto di un tempo.
Accanto al “prodotto urbanistico wow”, un prodotto per così dire di “area vasta, c’è il “prodotto localizzato wow”, che è più delimitato come spazio, ma diffuso all’interno del “capannone territoriale veneto a cielo aperto”. Vediamo alcuni esempi. Si va dal consentire (da decenni purtroppo) il parcheggio a pagamento a migliaia di auto ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo (e i “schei” vanno al fortunato comune che ospita un tesoro unico naturale di cui non ha alcun merito) alle “big bench”, panchine giganti (confidando, ingenuamente, che chi le ha installate le tolga quando si arrugginirà il loro fascino e il metallo di cui sono fatte), per finire ai “ponti tibetani” (mentre magari si lasciano andare in rovina muretti a secco e sentieri di quel territorio non manutenendoli e lasciandoli avvolgere da rovi, acacie e ortiche fino a renderli impenetrabili).
Davanti al progetto di uno di questi “prodotti localizzati wow”, che prevede l’allestimento in un laghetto (lago di Lago) di appena 0,5 km2 di una piattaforma galleggiante di 1000 mq di cui 600 mq calpestabili (misura 4: cortile frattale) atta ad ospitare eventi e attività culturali e una passerella (misura 5: passerella lungo lago) che per 600 metri lineari correrebbe sull’acqua parallela alla riva e a un prezioso canneto, un gruppo di cittadini della comunità dei laghi di Revine/Tarzo ha risposto: “no, grazie!” Per un attimo mi sono unito a questa “wowmania” e mi son detto: wow, meno male che c’è qualcuno che si oppone a questa degenerazione del turismo.
Allo sfruttamento commerciale della natura, anche in questo esempio di “prodotto localizzato wow”, si vuole, ovviamente, dopo aver dato una “patina green”, offrire una “giustificazione filosofica” secondo la quale gli interventi sono finalizzati a ripopolare i borghi di collina e di montagna. Ma la strada che si sceglie va nella direzione opposta: non fermano lo spopolamento e lasciano rovine e scempi irreversibili.
Per rivitalizzare i paesi e i borghi bisogna partire dalla loro storia: una storia da leggere attraverso i vecchi muri scrostati delle abitazioni vuote dietro i quali si celano identità e umanità perdute. Bisogna andare incontro al vissuto storico, antropologico, alle tradizioni, agli usi e costumi dei paesi e dei borghi che si stanno spopolando. Per rivitalizzare i paesi e i borghi bisogna partire dalla loro geografia: percorrendo i sentieri fiancheggiati dai vecchi muretti a secco in rovina o le stradine silenziose un tempo piene di vita vissuta. Recuperare il sentimento dei luoghi è un modo per recuperare “vecchie soggettività” e gettare un ponte tra queste e nuove soggettività giovanili. Solo costruendo questo “ponte intergenerazionale” i paesi e i borghi possono riprendere una nuova vita nella “ricerca” di una “strada alternativa” nell’epoca odierna “digital-tecnocratica”, ove domina un consumismo di massa, spersonalizzante, drogato da una sovrapproduzione di immagini improntate a un edonismo che nasconde nuove solitudini. Per un giovane scorgere l’anima di un luogo può essere un modo per scoprire anche la propria anima, la propria soggettività e trovare il modo di esprimersi dando vita a luoghi in abbandono. I vecchi borghi e i vecchi paesi che si stanno spopolando hanno bisogno di intercettare le aspirazioni e le inquietudini dei giovani, di proporre loro un nuovo modo di fare comunità, condividendo delle rievocazioni che sappiano unire il passato al presente e rispondere al bisogno di “sentimento” e di “socialità” non solo virtuali delle nuove generazioni. C’è bisogno che i soldi che si spendono per i “prodotti turistici wow” vengano investiti nella incentivazione a giovani coppie per la ristrutturazione a scopo residenziale di vecchie abitazioni, nel favorire forme di “cohousing” che ben si sposerebbero con l’atmosfera dei borghi, nei servizi alle famiglie, nella frequenza delle corse dei mezzi pubblici, nel supporto ai negozi di prossimità, insomma: una serie di misure che aumentino la qualità della vita e l'aggregazione di comunità da far rinascere.
Schiavon Dante

Il Comune di Tarzo (TV) sta preparando un progetto di "valorizzazione" denominato "Cortili Frattali. Il borgo aumentato sul lago".
Il progetto si articola in 11 "azioni" che prevedono la valorizzazione del Borgo di Fratta, la costruzione di una passerella e piattaforme galleggianti dentro il lago.
Alcune parti del progetto in particolare, l' "Azione 4" e l' "Azione 5" sono profondamente negative sotto l'aspetto paesaggistico, culturale, economico ma soprattutto ambientale.
La piattaforma galleggiante di 1.000mq di cui 600 mq calpestabili e la passerella di 600 metri verranno costruiti dentro il Lago di San Giorgio ( a nord del Borgo di Fratta) e passeranno a pochi metri da un delicatissimo canneto, habitat naturale di uccelli, pesci, anfibi e vegetazione.
Con questo intervento viene minacciata e snaturalizzata una zona ancora non antropizzata dei laghi per adibirla a palcoscenico artificiale per spettacoli ed eventi con tutto il loro corollario di disturbo alla fauna e inquinamento.
I laghi sono così destinati a perdere la loro intrinseca bellezza e il loro prezioso patrimonio di biodiversità tutelata dalla ZSC della Comunità Europea per diventare un banale "non-luogo" in linea come la tendenza speculativa del turismo di massa.
Emerge chiaramente come la finalità di questo progetto sia il frutto di una "ossessione per il turismo", tipica di un certi Amministratori, che mercifica e svende il nostro territorio per un ipotetico sviluppo a costo di distruggere il patrimonio naturale i suoi habitat e la biodiversità.
Il Gruppo Difesa Laghi ritiene che questo progetto rappresenti una compromissione irreversibile dell’ habitat floristico, vegetazionale e avifaunistico che deve essere fermato.
L' importo per la realizzazione del progetto finanziato dal Piano Nazionale Ripresa Resilienza (PNRR) è pari a 1.586.000 euro, di cui 305.000 euro per il cortile galleggiante e 366.000 euro per la passerella sul lago.
Soldi ben spesi? NO!
I fondi pubblici sono necessari invece per progetti di salvaguardia ambientale, pulizia e rinaturalizzazione delle rive.
CHIEDIAMO che le forze istituzionali e popolari si mobilitino per bloccare questo progetto.
Rilanciamo l'appello ai cittadini, associazione e organizzazioni ad unirsi per la difesa dei Laghi della Vallata.
21.06.2023
Gruppo Difesa Laghi Revine Lago/Tarzo
Prime adesioni
Associazione Mamme Revine Lago
Gruppo Consiliare Insieme per un Bel Comune ( Revine Lago)
Lipu Vittorio Veneto
Centro Ecologista Vittoriese aderisce e si mobilita a sostegno
Associazione PRE Progetto Riccio Europeo di Treviso
Associazione Democrazia aderisce e sostiene l'iniziativa popolare a tutela dei Laghi.( Pieve di Soligo)
Legambiente Treviso sostiene e aderisce all'azione di valorizzazione naturalistica dei Laghi
Prealpi Cansiglio Hiking
Legambiente Sernaglia
Apimarca
Lipu Treviso
Legambiente Vittorio Veneto
Sezione A.N.P.I "Div.ne N. Nannetti " di Vittorio Veneto
Comunità Laudato Sì Abbazia di Follina
Gruppo di Acquisto Solidale Oderzo
Ecoistituto del Veneto Alex Langer
Associazione Mountain Wilderness
Per aderire invia un messaggio a > Gruppo Difesa Laghi

Foto originali del progetto
Il canneto svolge un'importante funzione di depuratore naturale delle acque, costituisce un habitat vitale per numerose specie di uccelli migratori, svernanti e stanziali, rappresenta un'area di incubazione/nursery per numerose specie ittiche ed invertebrati.




Lago di Santa Maria-Comune di Revine Lago
Complesso turistico fatiscente.


LA NINFEA BIANCA



Gli specchi d'acqua dei laghi di Revine sono in gran parte occupati da comunità idrofitiche di acque ferme, stagnanti ed eutrofiche, le quali formano il tipico lamineto, con presenza di ninfea gialla (Nuphar luteum). Questo è il substrato ideale per la nidificazione dello Svasso maggiore (Podiceps cristatus). La LIPU di Vittorio Veneto sta conducendo una ricerca scientifica sugli effetti arrecati dal disturbo antropico - portato soprattutto dai barchini dei pescatori che affollano la superficie dei laghi - sul successo riproduttivo degli svassi. Raccogliamo dati scientifici per supportare la richiesta alle istituzioni di una tutela più stringente dell'avifauna di questo Sito di Importanza Comunitaria (S.I.C.), facente parte della Rete Natura 2000.

Emergenza specie alloctone. Nei laghi di Revine, sopravvivono decine di Trachemis scripta, alcune piccole, altre molto grandi. Si tratta di una specie originaria degli Stati Uniti sud-orientali e del Messico nordorientale, di larga diffusione commerciale. Il rilascio di questi animali in natura è illegale. Le specie alloctone competono con quelle autoctone per le risorse, costringendo in molti casi queste ultime all'estinzione locale.

Roberto Guglielmi
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