Laghi di Revine Lago

     

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Notiziario

Ferragosto 2023: reportage fotografico

Turismo, sostenibilità ambientale ed economica nelle aree naturali protette, esiste un equilibrio?
Finché non si comprende che affinché i “luoghi” (belli) non diventino “non luoghi” (brutti), va rispettata la loro “capacità di assorbimento antropico”, pena la loro sopravvivenza a lungo termine. Una “capacità di assorbimento antropico” da tarare e gestire con parsimonia in base alle caratteristiche geomorfologiche del luogo, nel caso specifico dei laghi di Revine-Tarzo: dimensioni ridottissime rispetto ad altri laghi, criticità idrologiche (qualità delle acque, habitat lacustre in sofferenza, inquinamento), habitat vegetali e faunistici residuali delle sponde molto ridotti, elevata urbanizzazione delle sponde in rapporto alle dimensioni dei laghi, ecc. Non basta e anzi peggiora la situazione se si intende risolvere il problema facendo nuovi parcheggi, consumando suolo, cementificando e urbanizzando ulteriormente il terreno naturale limitrofo ai laghi che è parte dell’ecosistema laghi. La dimensione dell’ affollamento turistico ( e del marketing territoriale) deve essere tarata sulla dimensione di due piccoli laghetti, anche, se necessario, con regole e divieti.

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15 Agosto 2023
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Ecoistituto del Veneto Alex Langer: Laghi di Revine Lago ancora in pericolo

Negli anni ottanta i laghi di Revine Lago corsero il pericolo di una trasformazione radicale per diventare un anonimo bacino dedicato al  canottaggio, per cui  sarebbero stati completamente  snaturati e alterati, perdendo per sempre una grande ricchezza naturalistica ma anche archeologica. Tutte le maggiori  associazioni ambientaliste ed anche qualche forza politica  regionale risposero all’appello del comitato locale El Mazzarol che si  impegnò per  evitare  quel progetto distruttivo e il  Ministero per l’Ambiente  bocciò il progetto. 

In seguito i laghi sono diventati SIC, Sito di Interesse Comunitario e ZSC, Zona Speciale di Conservazione di  Rete  Natura  2000, sigle  che  sono  sconosciuti  ai più ma che indicato aree di altissimo valore naturalistico, da tutelare con grande attenzione, ma non sempre questo è tenuto nella dovuta attenzione da  parte di chi, per mandato elettorale, ha il compito,  di amministrare il territorio.

Così il  comune di Tarzo potrebbe  ricevere un finanziamento  pubblico di ben 1,5 milioni di euro del PNRR, piano nazionale di ripresa e resilienza, per interventi in parte discutibili e in parte,  a nostro giudizio,  inaccettabili.

Prima  di  tutto  stupisce la  scelta di  non aver pensato  ad un progetto che  coinvolgesse tutti  i  comuni della Vallata e  quindi  anche  Revine Lago e  Cison. Il comune di Tarzo, da solo, propone di costruire, vicino alla riva ma dentro il lago, una piattaforma di 1000 metri quadri,  forse altre piattaforme invasive  dello  spazio  liquido e una lunga  passerella per passeggiate,  circa 600 metri che poi  potrebbero venire allungati in futuro. 

Già il comune di Tarzo ha dimostrato poca attenzione ecologica  quando è intervenuto con il taglio del canneto in periodo di nidificazione, errore  che  ci  auguriamo non venga più ripetuto in futuro, e ora con il PNRR Borghi propone due manufatti che sulla carta risulteranno sicuramente definiti come sostenibili ma non è così e il loro impatto sull’ambiente non sarà basso ma risulterà rilevante.

A che cosa potrà servire una grande piattaforma in acqua? Fare concerti e discoteca in un ambiente naturale ricco di vita animale,  fragile e da conservare  con grande  cura ? L’Ecoistituo  del Veneto Alex Langer dice di no,  schierandosi a fianco del Gruppo Difesa Laghi,  e si opporrà a questo progetto con il  quale importanti  risorse pubbliche  sarebbero  spese in  modo discutibile  ma  soprattutto insostenibile per l’ambiente  naturale.

Già  ci sono sulle  rive degli edifici abbandonati e anche fatiscenti che non fanno certo una bella figura, perché non partire da quella pulizia che prima o poi  bisognerà fare? Un progetto veramente valido per i laghi dovrebbe promuovere prima di tutto la conservazione di un bene da preservare per le  generazioni  future  e  poi un turismo veramente  sostenibile, valorizzando il  patrimonio  delle  vecchie  case,  eliminando i brutti  edifici in  cemento  degli  anni  60, ma  sopratutto non costruendo nuove opere in acqua. Anche altre parti del progetto del comune di Tarzo sono  molto discutibili,  come interventi su vecchi  edifici e una piccola bellissima chiesa che rischia di risultarne snaturata.

I laghi si trovano ai bordi dell’area Unesco delle  Colline del Prosecco e quindi saranno sempre più frequentati, il valore naturale dei laghi va  conservato non  solo perché le leggi lo impongono ma anche poterli  proporre ad un turismo di qualità. Nel progetto proposto dal comune di Tarzo risulta del tutto trascurato il grande valore archeologico dei laghi, di cui la ricostruzione del villaggio palafitticolo del Livelet dovrebbe essere stata solo l’inizio, quindi  c’è un  lungo percorso tutto da costruire. Il Livelet non è in comune di Tarzo,  ma i laghi costituiscono un’unità e come tali  vanno trattati,  senza campanilismi, i vari  comuni dovrebbero fare squadra. Come non fare il paragone con i vicini comuni di Caneva e Polcenigo, in  Friuli,  dove amministrazioni lungimiranti si sono unite ed hanno sostenuto con forza l’importanza degli scavi archeologici nei Palù della Livenza,  riconosciuti come Patrimonio Unesco per cui hanno  ottenuto finanziamenti importanti per  costruire un museo archeologico proprio sul tema dei villaggi palafitticoli preistorici e i lavori dovrebbero iniziare fra  non molto. Quel nuovo museo darà sicuramente un ulteriore impulso anche al turismo dell’area. Speriamo che ne seguano l’esempio anche le amministrazioni della Valsana, con le quali siamo disposti a dialogare e a cooperare se la via che si  deciderà di seguire sarà quella di una vera e dimostrabile sostenibilità,  non solo enunciata nei progetti.

Ecoistituto del Veneto Alex Langer

Michele Boato e  Toio de Savorgnani

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By Ecoistituto del Veneto Alex Langer
Ecoistituto del Veneto Alex Langer
13 Agosto 2023
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Il turismo di massa ci tiene in ostaggio: il caso di Favignana

L'estate di Favignana e il turismo di massa "insopportabile"

40mila presenza al giorno.  Sempre più affollata, sempre più “cara” - non in termine d'affetto, ovviamente - Favignana ha ormai perso la propria identità di isola "remota".
Ora,  in estate, è una città turistica con tutti i suoi pregi e difetti. Invasa, con cadenza quotidiana, da turisti sia italiani, sia stranieri. Fioccano le case-vacanza, i negozi di noleggio di bici e scooter e altre attività connesse al turismo che aprono e chiudono in un batter di ciglia, realizzate magari da “forestieri” di passaggio per spremere la “gallina dalle uova d'oro”: il turista.
Tutto è business. Una birra Moretti, per fare un esempio, comprata in un panificio, costa quattro euro. Una bottiglia anonima di vino arriva a sfiorare i 25 euro. Per entrare al supermercato devi fare una fila incredibile sotto al sole che picchia forte. Per sederti al tavolino del bar devi fare una lunga attesa. per passeggiare in piazza devi fare quasi a gomitate. 
Ciò che conta sono i numeri. Le presenze.
Il turismo di massa tiene in ostaggio l'isola. Ciò che conta è fare cassa per la gioia degli operatori economici. Se loro gongolano; i residenti, però, storcono il naso: l'estate per chi vive sull'isola è un incubo. “Hanno svenduto Favignana” è l'opinione di tanti. 
E a lanciare un grido di allarme è anche Maria Guccione, memoria storica dell'isola, cultrice delle tradizioni locali, ristoratrice da 40 anni.

“Favignana – dice - chiede aiuto, chiedono aiuto i favignanesi seri che fanno turismo da una vita e vogliono continuare a farlo senza vederne scadere la qualità”. Un appello: “Amministrazione, serve più controllo . I vigili non bastano? Chiamatene altri e dato che il bilancio comunale è sano che si spendano bene i soldi per garantire a tutti la vivibilità”.

Guccione, che ha il polso dell'isola, fa l'attenta analisi di una realtà con la quale convive tutti i giorni: “Devo trovare il modo per evitare di andare in centro, persino per fare la spesa perché quello che viene definito turismo è diventato insopportabile. Si è perso totalmente il concetto di sostenibilità. Il centro storico di Favignana è inguardabile: un continuum di locali grandi ,piccoli , spesso dall'aria anonima,che offrono di tutto senza che sia possibile distinguere il buono dal cattivo, senza una storia, senza una tradizione, tranne pochi e , purtroppo spesso , senza gestione favignanese”.

Guccione prosegue con la sua disamina: “Suolo pubblico per tutti, anche dove non si può, anche per chi non fa somministrazione, in un caos di espositori,tavoli, sedie, sgabelli, pedane, biciclette abbandonate ,senza alcun rispetto per il pedone a cui spesso viene sottratta anche la porzione di marciapiede cui avrebbe diritto. Un centro snaturato, sovraccarico di licenze , con i locali uno dietro l'altro che spesso dopo qualche stagione cedono l'attività. Un'isola totalmente svilita e mercificata dove non esistono più aree pedonali ma solo suoli pubblici concessi per il lucro dei singoli : un susseguirsi di pedane, tendoni, ombrelloni, sedie, tavoli, senza un minimo senso estetico, dove spesso la mattina alle otto stazionano ancora bottiglie e cartacce della sera prima che il titolare non ha avuto il buon gusto di raccogliere, e in tanta bruttura si sminuisce anche il lodevole tentativo di qualche volenteroso che "osa" abbellire il suo locale con graziosi e colorati vasi da fiori”.

C'è poi l'invasione delle bici. “Impazzano – osserva Guccione - abbandonate nei posti più impensabili o posteggiate dai locatari dove non si dovrebbe per ovviare al fatto che hanno più bici di quanto consentirebbero i metri quadrati del magazzino. E mentre qualche forestiero proprietario di casa a Favignana impazzisce alla ricerca di un falegname o di un elettricista...tutti spremono la gallina dalle uova d'oro di un turismo spesso becero e ormai fuori controllo”. 

Per Guccione, inoltre, “chi abita in centro prega Dio perché gli regali una sordità temporanea che lo salvi dalla musica di Deejay improvvisati e da una musica assordante spesso in cacofonico contrasto con quella del locale accanto. Ma quale turismo culturale, quale turismo sostenibile, quale rispetto della tradizione e dell'identità”.

Un caos che danneggia soprattutto “gli operatori bravi sia in campo alberghiero che della ristorazione. So bene – sostiene Guccione - che i guai vengono da lontano, dalla mancanza di una programmazione seria e da una mancata visione corretta di turismo, ma a questa Amministrazione chiedo di impegnarsi con forza per il controllo e il rispetto delle regole. Il lassismo non paga. Non si può concedere spazi pubblici sottraendo ai residenti ogni vivibilità. Non si può consentire che un camion o un'ambulanza restino bloccati da tavoli e sedie messi dove non dovrebbero stare. E ci vuole più attenzione alla manipolazione del cibo ,al come e al dove”.

"Cerchiamo sempre di ascoltare tutti - spiega il Sindaco Francesco Forgione - e di fare rispettare le regole, soprattutto per l'occupazione di suolo pubblico e la movida. Siamo di fronte ad un'esplosione di turismo di massa, che riguarda non solo Favignana, ma anche la Sicilia, ed, allargandoci, anche regioni molto organizzate, come la Puglia. Noi abbiamo assunto nove vigili stagionali, con un nucleo di polizia marina, per supportare l'Area Marina Protetta. Favignana è però unica, rispetto alle altre isole. La vicinanza con Marsala e Trapani genera un turismo giornaliero da record. Abbiamo punta di 40mila presenze giornaliere.  E neanche la tassa di sbarco molto elevata, cinque euro, pone un freno. Proprio ieri, comunque, abbiamo fatto una riunione con le forze di polizia presenti sull'isola per incentivare i controlli. Circa l'aumento dei prezzi, non c'è dubbio che Favignana rischia molto se diventa un'isola cara. Non è questo il modo di fare selezione".

Fonte: www.tp24.it

13/07/2023

 

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25 Luglio 2023
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L’effetto “WOW” del turistificio industriale

Luca Rota nel suo blog riporta la dichiarazione degli amministratori locali del comune di Vezza  d’Oglio in Val Camonica riguardo un progetto di “ponte tibetano” del costo di due milioni di euro. Per gli amministratori locali  il ponte tibetano è: “un’opera necessaria per creare un effetto WOW che oggi manca al  paese”. 

Da quando i sondaggi hanno scoperto che il 43% degli italiani cerca paesaggi suggestivi e bellezze naturali (e senza porsi alcuna domanda sul perché sta emergendo tale bisogno) anche in Veneto la  ricerca dell’effetto “wow” sembra essere l’unico obiettivo che gli amministratori locali perseguono. Il territorio Veneto  è diventato così come un “enorme capannone territoriale a cielo aperto” di 18345  chilometri quadrati dove si progettano e confezionano prodotti turistici che abbagliano, che fanno, appunto, esclamare: “wow”. La dimensione del consumismo si è  così impadronita  anche del “bisogno di natura” e viene usata in funzione del PIL. La “natura” diventa, in questa visione,  il  “fattore produttivo” di questo “enorme capannone territoriale  a cielo aperto” perdendo le sue due caratteristiche principali:  essere un bene di cui godere e fruire in modalità che non le facciano  perdere la sua anima  ed essere un bene da proteggere per il suo “apporto ecosistemico” e paesaggistico senza intermediazioni tecnologiche  e logistiche. Tale attività produttiva presenta due classi merceologiche: il “prodotto urbanistico wow”  e il “prodotto localizzato wow”. Il primo, confezionato con nastrini e ciocche green, ha una dimensione  macro nei suoi effetti, diciamo di “area vasta”:  si va dall’organizzazione di  grandi eventi dagli effetti mortali  per gli ecosistemi alpini come le Olimpiadi Invernali 2026  in un sito Patrimonio dell'Umanità,  passando per la legge regionale n. 29 del 25 luglio 2019 che consente in zona agricola (in un sito con le bollicine Unesco)  di trasformare in  strutture ricettive  le vecchie casere  con possibilità di ampliamento fino a 120 metri cubi, per finire alla modifica  dell’art. 27 ter “Strutture ricettive in ambienti naturali” della legge regionale 14 giugno 2013 numero 11, che prevede “l’arrivo in quota delle “stanze panoramiche” e la possibilità di realizzare strutture ricettive, alla pari di malghe, rifugi e bivacchi alpini, anche sopra il limite, posto dall’attuale normativa urbanistica regionale  di 1600 metri. La cecità che condiziona tali  amministratori è pari al consenso e all’indifferenza che la maggioranza dei veneti riversa copiosamente verso questo  graduale e diffuso deturpamento del bel paesaggio veneto di un tempo.  

Accanto al “prodotto urbanistico wow”, un prodotto per così dire di “area vasta, c’è il  “prodotto localizzato wow”,  che è più delimitato come spazio, ma diffuso all’interno del “capannone territoriale veneto a cielo aperto”. Vediamo alcuni esempi. Si va dal  consentire (da decenni purtroppo) il parcheggio a pagamento a migliaia di auto ai piedi delle Tre Cime  di Lavaredo  (e i “schei” vanno  al fortunato comune che ospita un tesoro unico naturale di cui non ha alcun merito) alle “big bench”, panchine giganti (confidando, ingenuamente, che chi le ha installate le tolga quando si arrugginirà  il loro fascino e il metallo di cui  sono fatte), per finire ai “ponti tibetani” (mentre magari  si lasciano  andare in rovina muretti a secco e  sentieri di quel territorio non manutenendoli e lasciandoli avvolgere da rovi, acacie e ortiche fino a renderli impenetrabili).  

Davanti al progetto di uno di questi “prodotti localizzati wow”, che prevede  l’allestimento in un laghetto (lago di Lago) di appena 0,5 km2 di una piattaforma galleggiante di 1000 mq di cui 600 mq calpestabili  (misura 4: cortile frattale) atta ad  ospitare eventi e attività culturali e una passerella (misura 5: passerella lungo lago) che per  600 metri lineari correrebbe sull’acqua  parallela alla riva e a un prezioso canneto, un gruppo di   cittadini della comunità dei laghi di Revine/Tarzo  ha risposto: “no, grazie!” Per un attimo mi sono unito  a questa “wowmania”  e mi son detto: wow, meno male che c’è qualcuno che si oppone a questa degenerazione del turismo. 

Allo sfruttamento commerciale della natura, anche  in questo esempio di “prodotto localizzato wow”, si vuole, ovviamente, dopo aver dato una “patina green”, offrire una “giustificazione filosofica” secondo la quale gli interventi sono  finalizzati a ripopolare i borghi di collina e di montagna. Ma la strada che si sceglie va nella direzione opposta: non fermano lo spopolamento e lasciano rovine e scempi irreversibili.

Per rivitalizzare i paesi e i borghi bisogna partire dalla loro storia: una storia da  leggere attraverso i vecchi muri scrostati delle abitazioni vuote dietro i quali si celano identità e umanità perdute. Bisogna andare incontro al vissuto storico, antropologico, alle tradizioni, agli usi e costumi dei paesi e dei borghi  che si stanno spopolando. Per rivitalizzare i paesi e i borghi bisogna partire dalla loro geografia: percorrendo i  sentieri fiancheggiati dai vecchi muretti  a secco in rovina o  le stradine silenziose un tempo piene di vita vissuta. Recuperare il sentimento dei luoghi è un modo per recuperare “vecchie soggettività” e gettare un ponte tra queste e   nuove soggettività giovanili.  Solo costruendo questo “ponte intergenerazionale” i paesi e i borghi possono riprendere  una nuova vita nella “ricerca” di  una “strada alternativa” nell’epoca  odierna “digital-tecnocratica”, ove domina un consumismo di massa, spersonalizzante, drogato da una sovrapproduzione  di  immagini improntate a un edonismo che  nasconde nuove solitudini.  Per  un giovane scorgere l’anima di un luogo può essere un modo per scoprire anche la propria anima, la propria soggettività e trovare il modo di  esprimersi dando vita a luoghi in abbandono.  I vecchi borghi e i vecchi paesi che si stanno spopolando hanno bisogno di intercettare le aspirazioni e le inquietudini dei giovani, di proporre loro un nuovo modo di fare comunità, condividendo  delle rievocazioni che sappiano unire il passato al presente e  rispondere al bisogno di “sentimento” e di “socialità” non solo virtuali delle nuove generazioni. C’è bisogno che i soldi che si spendono per i “prodotti turistici wow” vengano investiti nella incentivazione a giovani coppie per  la ristrutturazione  a scopo residenziale di vecchie abitazioni, nel favorire  forme di  “cohousing” che ben si sposerebbero con l’atmosfera dei borghi,    nei servizi alle famiglie, nella frequenza delle corse dei mezzi pubblici, nel supporto ai negozi di prossimità, insomma:  una serie di misure  che aumentino la qualità della vita e l'aggregazione di  comunità da far rinascere. 

Schiavon Dante

 

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Dante Schiavon
06 Luglio 2023
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2023.06/ Piattaforme e passerelle galleggianti dentro il lago. No, grazie!

Il Comune di Tarzo (TV) sta preparando un progetto di "valorizzazione" denominato  "Cortili Frattali. Il borgo aumentato sul lago".
Il progetto si articola in  11 "azioni"  che prevedono la valorizzazione del Borgo di Fratta,  la costruzione di una passerella e piattaforme galleggianti dentro il lago.
Alcune parti del progetto in particolare,  l' "Azione 4" e l' "Azione 5" sono profondamente negative sotto l'aspetto paesaggistico, culturale, economico ma soprattutto ambientale.
La piattaforma galleggiante di 1.000mq di cui 600 mq calpestabili e la passerella di 600 metri verranno costruiti  dentro il Lago di San Giorgio ( a nord del Borgo di Fratta)   e passeranno a pochi metri da un delicatissimo canneto, habitat naturale di uccelli, pesci, anfibi e vegetazione. 
Con questo intervento viene minacciata e snaturalizzata una zona ancora non antropizzata dei laghi per adibirla a palcoscenico artificiale  per spettacoli ed eventi con tutto il loro corollario di disturbo alla fauna e inquinamento. 
I laghi sono così destinati a perdere la loro intrinseca bellezza e il loro prezioso patrimonio di biodiversità tutelata dalla ZSC della Comunità Europea per diventare un banale "non-luogo" in linea come la tendenza speculativa  del turismo di massa.
Emerge chiaramente come la  finalità di questo progetto sia  il frutto di una "ossessione per il  turismo", tipica di un certi Amministratori, che mercifica e svende il nostro territorio per un ipotetico sviluppo a costo di distruggere il patrimonio naturale i suoi habitat e la biodiversità.
Il Gruppo Difesa Laghi ritiene che questo progetto rappresenti una compromissione irreversibile dell’ habitat floristico, vegetazionale e avifaunistico che deve essere fermato.
L' importo per la realizzazione del progetto finanziato dal Piano Nazionale Ripresa Resilienza (PNRR) è  pari a 1.586.000 euro, di cui 305.000 euro per il cortile galleggiante e 366.000 euro per la passerella sul lago.
Soldi ben spesi? NO!
I fondi pubblici sono necessari invece per progetti di salvaguardia ambientale, pulizia e rinaturalizzazione delle rive.
CHIEDIAMO che le forze istituzionali e popolari si mobilitino per bloccare questo progetto.
Rilanciamo l'appello ai cittadini, associazione e organizzazioni ad unirsi per la difesa dei Laghi della Vallata.


21.06.2023
Gruppo Difesa Laghi Revine Lago/Tarzo


Prime adesioni 


Associazione Mamme Revine Lago

Gruppo Consiliare Insieme per un Bel Comune ( Revine Lago)

Lipu Vittorio Veneto

Centro Ecologista Vittoriese aderisce e si mobilita a sostegno

Associazione PRE Progetto Riccio Europeo di Treviso

Associazione Democrazia aderisce e sostiene l'iniziativa popolare a tutela dei Laghi.( Pieve di Soligo)

Legambiente Treviso sostiene e aderisce all'azione di valorizzazione naturalistica dei Laghi

Prealpi Cansiglio Hiking

Legambiente Sernaglia 

Apimarca 

Lipu Treviso 

Legambiente Vittorio Veneto

Sezione A.N.P.I "Div.ne N. Nannetti " di Vittorio Veneto

Comunità Laudato Sì Abbazia di Follina

Gruppo di Acquisto Solidale Oderzo

Ecoistituto del Veneto Alex Langer

Associazione Mountain Wilderness  

Per aderire invia un messaggio a > Gruppo Difesa Laghi

 

                  

Foto originali del progetto

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21 Giugno 2023
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Il canneto. Lago di San Giorgio, reportage fotografico 2023

Il canneto svolge un'importante funzione di depuratore naturale delle acque, costituisce un habitat vitale per numerose specie di uccelli migratori, svernanti e stanziali, rappresenta un'area di incubazione/nursery per numerose specie ittiche ed invertebrati.

 

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18 Giugno 2023
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Laghi della Vallata: foto di Luca Da Soller

 

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16 Giugno 2023
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Ecomostro sul lago: reportage fotografico

Lago di Santa Maria-Comune di Revine Lago

Complesso turistico fatiscente.

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01 Giugno 2023
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La ninfea bianca: specie "selvatica" e protetta.

LA NINFEA BIANCA

Una delle fioriture più spettacolari che si possono ammirare nei nostri laghi da maggio a settembre è quella delle ninfee.
La specie “selvatica” di ninfea è quella con il fiore colore bianco candido, ancora presente nei Laghi della Vallata.
La specie “selvatica” è presente in tutta Italia, più diffusa nella Pianura Padana e sulle Alpi, ma è ormai divenuta specie rara e ovunque in forte regressione sia a causa della distruzione delle aree umide, sia per problemi di inquinamento delle acque e di proliferazione di specie animali esotiche quali la nutria e il gambero rosso della Louisiana. In tutte le regioni italiane la ninfea è una specie protetta di cui è vietata la raccolta. La sua presenza nei nostri laghi rappresenta dunque un importante contributo alla sua conservazione e diffusione.
 Estratto piante protette in Veneto
 
 
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By Giuseppe Trinca
Giuseppe Trinca
30 Maggio 2023
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I laghi e la protezione degli svassi.

Gli specchi d'acqua dei laghi di Revine sono in gran parte occupati da comunità idrofitiche di acque ferme, stagnanti ed eutrofiche, le quali formano il tipico lamineto, con presenza di ninfea gialla (Nuphar luteum). Questo è il substrato ideale per la nidificazione dello Svasso maggiore (Podiceps cristatus). La LIPU di Vittorio Veneto sta conducendo una ricerca scientifica sugli effetti arrecati dal disturbo antropico - portato soprattutto dai barchini dei pescatori che affollano la superficie dei laghi - sul successo riproduttivo degli svassi. Raccogliamo dati scientifici per supportare la richiesta alle istituzioni di una tutela più stringente dell'avifauna di questo Sito di Importanza Comunitaria (S.I.C.), facente parte della Rete Natura 2000.

Foto di Roberto Guglielmi.
Fonte: Lipu- Sezione Vittorio Veneto 
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By Roberto Guglielmi - Sez.Lipu Vittorio Veneto
Roberto Guglielmi - Sez.Lipu Vittorio Veneto
26 Maggio 2023
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La Testuggine: specie alloctona nei laghi di Revine Lago

Emergenza specie alloctone. Nei laghi di Revine, sopravvivono decine di Trachemis scripta, alcune piccole, altre molto grandi. Si tratta di una specie originaria degli Stati Uniti sud-orientali e del Messico nordorientale, di larga diffusione commerciale. Il rilascio di questi animali in natura è illegale. Le specie alloctone competono con quelle autoctone per le risorse, costringendo in molti casi queste ultime all'estinzione locale.

   

Roberto Guglielmi 

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By Roberto Guglielmi - Sez.Lipu Vittorio Veneto
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26 Maggio 2023
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