Negli anni ottanta i laghi di Revine Lago corsero il pericolo di una trasformazione radicale per diventare un anonimo bacino dedicato al canottaggio, per cui sarebbero stati completamente snaturati e alterati, perdendo per sempre una grande ricchezza naturalistica ma anche archeologica. Tutte le maggiori associazioni ambientaliste ed anche qualche forza politica regionale risposero all’appello del comitato locale El Mazzarol che si impegnò per evitare quel progetto distruttivo e il Ministero per l’Ambiente bocciò il progetto.
In seguito i laghi sono diventati SIC, Sito di Interesse Comunitario e ZSC, Zona Speciale di Conservazione di Rete Natura 2000, sigle che sono sconosciuti ai più ma che indicato aree di altissimo valore naturalistico, da tutelare con grande attenzione, ma non sempre questo è tenuto nella dovuta attenzione da parte di chi, per mandato elettorale, ha il compito, di amministrare il territorio.
Così il comune di Tarzo potrebbe ricevere un finanziamento pubblico di ben 1,5 milioni di euro del PNRR, piano nazionale di ripresa e resilienza, per interventi in parte discutibili e in parte, a nostro giudizio, inaccettabili.
Prima di tutto stupisce la scelta di non aver pensato ad un progetto che coinvolgesse tutti i comuni della Vallata e quindi anche Revine Lago e Cison. Il comune di Tarzo, da solo, propone di costruire, vicino alla riva ma dentro il lago, una piattaforma di 1000 metri quadri, forse altre piattaforme invasive dello spazio liquido e una lunga passerella per passeggiate, circa 600 metri che poi potrebbero venire allungati in futuro.
Già il comune di Tarzo ha dimostrato poca attenzione ecologica quando è intervenuto con il taglio del canneto in periodo di nidificazione, errore che ci auguriamo non venga più ripetuto in futuro, e ora con il PNRR Borghi propone due manufatti che sulla carta risulteranno sicuramente definiti come sostenibili ma non è così e il loro impatto sull’ambiente non sarà basso ma risulterà rilevante.
A che cosa potrà servire una grande piattaforma in acqua? Fare concerti e discoteca in un ambiente naturale ricco di vita animale, fragile e da conservare con grande cura ? L’Ecoistituo del Veneto Alex Langer dice di no, schierandosi a fianco del Gruppo Difesa Laghi, e si opporrà a questo progetto con il quale importanti risorse pubbliche sarebbero spese in modo discutibile ma soprattutto insostenibile per l’ambiente naturale.
Già ci sono sulle rive degli edifici abbandonati e anche fatiscenti che non fanno certo una bella figura, perché non partire da quella pulizia che prima o poi bisognerà fare? Un progetto veramente valido per i laghi dovrebbe promuovere prima di tutto la conservazione di un bene da preservare per le generazioni future e poi un turismo veramente sostenibile, valorizzando il patrimonio delle vecchie case, eliminando i brutti edifici in cemento degli anni 60, ma sopratutto non costruendo nuove opere in acqua. Anche altre parti del progetto del comune di Tarzo sono molto discutibili, come interventi su vecchi edifici e una piccola bellissima chiesa che rischia di risultarne snaturata.
I laghi si trovano ai bordi dell’area Unesco delle Colline del Prosecco e quindi saranno sempre più frequentati, il valore naturale dei laghi va conservato non solo perché le leggi lo impongono ma anche poterli proporre ad un turismo di qualità. Nel progetto proposto dal comune di Tarzo risulta del tutto trascurato il grande valore archeologico dei laghi, di cui la ricostruzione del villaggio palafitticolo del Livelet dovrebbe essere stata solo l’inizio, quindi c’è un lungo percorso tutto da costruire. Il Livelet non è in comune di Tarzo, ma i laghi costituiscono un’unità e come tali vanno trattati, senza campanilismi, i vari comuni dovrebbero fare squadra. Come non fare il paragone con i vicini comuni di Caneva e Polcenigo, in Friuli, dove amministrazioni lungimiranti si sono unite ed hanno sostenuto con forza l’importanza degli scavi archeologici nei Palù della Livenza, riconosciuti come Patrimonio Unesco per cui hanno ottenuto finanziamenti importanti per costruire un museo archeologico proprio sul tema dei villaggi palafitticoli preistorici e i lavori dovrebbero iniziare fra non molto. Quel nuovo museo darà sicuramente un ulteriore impulso anche al turismo dell’area. Speriamo che ne seguano l’esempio anche le amministrazioni della Valsana, con le quali siamo disposti a dialogare e a cooperare se la via che si deciderà di seguire sarà quella di una vera e dimostrabile sostenibilità, non solo enunciata nei progetti.
Ecoistituto del Veneto Alex Langer
Michele Boato e Toio de Savorgnani
