Le immagini parlano da sole. A Fratta, sulle sponde dei Laghi di Revine, metri di canneto e alberi sono stati abbattuti per fare spazio alla nuova piattaforma galleggiante finanziata con fondi PNRR e voluta dal sindaco di Tarzo, Bof.

Quello che fino a ieri era un habitat vivo, capace di ospitare uccelli acquatici, insetti, anfibi e la preziosa vegetazione tipica delle zone umide, oggi appare ferito e impoverito. Le fotografie documentano la distruzione di una parte significativa del canneto e la cancellazione di un ecosistema che rappresentava uno degli elementi più preziosi e caratteristici del paesaggio lacustre.

Dopo il Leone Alato, simbolo di una politica che antepone il marketing territoriale alla tutela dell'ambiente, arriva un'altra opera che lascia un segno pesante sull'equilibrio ecologico dei laghi. Un intervento che riaccende il dibattito sul futuro di un'area inserita nella Rete Natura 2000 e riconosciuta per il suo straordinario valore naturalistico.

Da anni denunciamo il rischio di una progressiva trasformazione dei Laghi di Revine: da ecosistema da proteggere a palcoscenico per attrazioni e infrastrutture turistiche. Ogni nuovo intervento sottrae spazio alla natura, riduce la biodiversità e accelera l'erosione di habitat già messi a dura prova da decenni di antropizzazione.

Le foto che accompagnano questo articolo mostrano gli effetti concreti di queste scelte. Dove prima cresceva il canneto e alberi oggi resta uno spazio svuotato, sacrificato per ospitare un'ennesima struttura artificiale, presentata come sostenibile e “green” ma costruita al prezzo della distruzione di ciò che realmente era verde.

La questione va ben oltre la singola piattaforma galleggiante. Riguarda un modello di gestione del territorio che considera la natura un ostacolo da aggirare e non un bene comune da custodire. Riguarda l'incapacità delle istituzioni di conciliare turismo e tutela ambientale, scegliendo sistematicamente la strada più semplice: consumare territorio per creare nuove attrazioni.

Per noi la biodiversità dei Laghi di Revine non è un intralcio allo sviluppo. È il patrimonio più prezioso che abbiamo. Difendere il canneto, gli habitat e gli equilibri ecologici significa difendere il futuro di questo territorio.

Questo non è progresso. Non è sviluppo. Non è valorizzazione.

È l'ennesimo atto di arroganza verso la natura.

È l'idea che tutto possa essere sacrificato in nome della visibilità e del consenso.

È distruzione mascherata da riqualificazione.

Associazione Vallata Sana

Comitato Difesa Laghi