Il regolamento di polizia rurale del Comune di Revine Lago (TV), approvato nel 2016, nato da una raccolta di 850 firme di cittadini che chiedevano maggiore sicurezza e un limite all’espansione dei vigneti nel territorio comunale, è stato progressivamente smantellato nel corso degli anni.
Tra le sue misure più significative vi era il divieto di diserbo chimico su tutto il territorio comunale, introdotto per ridurre l’impatto tossico sull’ambiente e sulla salute pubblica. Negli ultimi mesi del 2024 tuttavia, il diserbo è stato reintrodotto dal Sindaco con la motivazione del decoro dei cimiteri, nonostante siano stati ampiamente documentati gli effetti dei diserbanti chimici sugli ecosistemi e sulla salute.
Un ulteriore passaggio decisivo per la sua cancellazione è arrivato da una recente sentenza del Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso di un'azienda di viticoltori contro il Comune di Revine Lago. L’Amministrazione aveva bloccato la realizzazione di un vigneto perché non rispettava la fascia di rispetto di 50 metri prevista dal regolamento di polizia rurale.
I giudici hanno stabilito che le distanze devono essere definite dagli strumenti urbanistici e non da un regolamento comunale. Nel caso specifico prevale quindi il Piano degli Interventi del 2017, che prevede distanze molto più ridotte, pari a 4 o 10 metri.
Di conseguenza, il divieto e l’ordine di rimozione del vigneto sono stati annullati e il Comune è stato condannato a pagare 5.000 euro di spese legali.
A seguito della sentenza, ma anche per una scelta politica anti-ambientale, il Consiglio Comunale ha modificato il regolamento, eliminando la norma che imponeva la fascia di rispetto di 50 metri.
La sensazione diffusa che se ne ricava è che, troppo spesso, i regolamenti comunali non nascano per proteggere concretamente la salute dei cittadini e l’ambiente, ma piuttosto per salvaguardare l’immagine delle amministrazioni, gli interessi economici presenti sul territorio e, più in generale, le politiche promosse dalla Regione Veneto.
Se i regolamenti comunali non possono imporre limiti più restrittivi rispetto agli strumenti urbanistici o alle normative sovraordinate, lo spazio che rimane ai Comuni per adottare misure realmente cautelative per la salute e l’ambiente appare molto ridotto. In molti casi, però, più che i limiti normativi sembra pesare la mancanza di una chiara volontà politica di difendere con decisione l’interesse pubblico.
Questo vale ancora di più in un territorio in cui il Consorzio DOCG del Prosecco, che coinvolge numerosi comuni, finisce inevitabilmente per esercitare una forte influenza sulle scelte urbanistiche, agricole e politiche, con il rischio che siano proprio questi interessi a orientare le regole.
La questione diventa quindi anche politica: quale modello di territorio si vuole costruire e chi decide davvero le priorità. Perché quando salute pubblica, tutela ambientale e interessi economici entrano in tensione, la responsabilità delle istituzioni dovrebbe essere quella di garantire prima di tutto la protezione dei cittadini.
Eppure, troppo spesso, è proprio la salute pubblica a finire in secondo piano.
Associazione Vallata Sana
