A proposito del "Leone" nei laghi di Revine: basta slogan, parliamo dei veri problemi.

C’è da rimanere sconcertati: la vicenda del "Leone" sta prendendo una piega surreale, trasformandosi in una barzelletta politica. Alcuni esponenti stanno strumentalizzando l’opera alzando un polverone tanto roboante quanto vuoto, probabilmente per distogliere l’attenzione dai veri problemi ambientali e paesaggistici che interessano l’area dei laghi.

È patetico assistere a questo teatrino.
Nessuno ha mai attaccato l’opera in sé, né tantomeno l’artista. Il nodo cruciale è un altro: il posizionamento.
Parliamo di un intervento altamente impattante, inserito nel cuore di un ecosistema lacustre fragile e prezioso, che rischia di compromettere l’equilibrio naturale e paesaggistico, già oggi in bilico.

Ricordiamo che l'opera del Leone si inserisce in un contesto di antropizzazione crescente e preoccupante.
Tra pochi mesi, su uno dei pochi tratti ancora intatti della sponda del lago di Lago (località San Giorgio), sorgeranno un nuovo sentiero, una grande piattaforma galleggiante di 30 x 30 metri, e, appunto, l’opera monumentale del Leone.

E c’è ancora chi ha il coraggio di sostenere che tutto ciò non avrà alcuna influenza sull’habitat?
Nel frattempo aumentano le specie aliene, proliferano le alghe... Ma finché il lago è balneabile, tutto va bene. Finché "fa figo", va tutto bene.

Parlare di "difesa del Leone" come se fosse sotto assedio è una narrativa fuorviante e anche offensiva verso chi, come noi, da tempo si batte per la tutela concreta di questo territorio, del suo paesaggio, della sua biodiversità. Serve serietà. Serve ascolto.

Serve rispetto per un luogo che ha bisogno di protezione, non di propaganda.