Ogni cittadino del mondo è, a vario titolo, fruitore, custode e tutore del luogo in cui abita.
Attorno ai nostri laghi di Revine e di Tarzo, siamo cittadini privilegiati, poiché beneficiamo del godimento di un ecosistema delicato e prezioso.
Come possiamo esserne anche custodi e tutori all’altezza?
Partendo da un’adeguata osservazione e da un opportuno studio dell’ambiente lacustre, possiamo imparare a comprenderne le dinamiche e il suo “respiro vitale”, affinché la nostra presenza sul territorio sia in sintonia con il lago e con i suoi delicati equilibri.
Il rispetto, ad esempio, non si esprime nell’irritazione o nello sconforto quando il lago, nei suoi cicli naturali e costanti, esonda e occupa i nostri sentieri…
La tutela richiede invece la salvaguardia dell’habitat naturale che ospita numerosi abitanti, sia lungo le rive sia nelle acque, affinché nessuno possa alterarlo secondo un giudizio arbitrario, mettendo a rischio la vita di flora e fauna che lì dimorano.
Anche noi esseri umani facciamo parte della biodiversità e, se ci permettiamo di non averne rispetto, prima o poi ne pagheremo le conseguenze.
Vale di più il mantenimento di un ambiente naturale ricco di risorse vitali, o il miope obiettivo di uno sfruttamento sconsiderato che porta al suo sconvolgimento e alla sua distruzione?
Con la mano sul cuore, dovremmo unirci idealmente alle parole della Ministra dell’Ambiente austriaca, che lo scorso anno, con il suo voto, ha contribuito all’approvazione in sede europea della tanto discussa Restoration Law:
“Fra 20 o 30 anni, quando parlerò con le mie nipoti della bellezza del nostro Paese e del nostro Continente, e loro mi chiederanno cosa io ho fatto quando era in gioco tutto, voglio poter rispondere che ho fatto tutto quello che potevo…”
Anche noi, oggi, cerchiamo di fare tutto ciò che ci è possibile, perché il nostro ecosistema lacustre venga difeso da miopi speculazioni economiche e utilitaristiche.