I laghi di Revine e Tarzo non sono la scenografia per le speculazioni di pochi, né un luna park a disposizione del turismo mordi e fuggi. Sono un ecosistema unico e fragile, un santuario di biodiversità protetto dall'Europa come Zona Speciale di Conservazione (Rete Natura 2000). Eppure, da troppi anni subiamo una deriva intollerabile: cemento, consumo di suolo e progetti calati dall'alto continuano a calpestare l'ambiente per fare cassa e vetrina.
Basta con la propaganda e le mezze misure. Qui serve una rottura radicale: vincoli rigidi, pianificazione vera e una difesa intransigente dei laghi.
In queste settimane si è riaccesa la discussione sulla fusione tra Revine Lago e Tarzo. Mettiamo da parte i soliti giochi di palazzo: è l'ennesimo fumo negli occhi. Per difendere i laghi della Vallata non serve aspettare la fusione dei municipi; le giunte avrebbero potuto agire insieme già da anni con semplici accordi intercomunali. La verità è che la volontà politica di proteggere questo territorio è sempre mancata, sacrificata con cinica e totale freddezza.
La fusione delle tutele serviva già ieri. Chiediamo ai Comuni e Regione:
- ATTUARE LA REALIZZAZIONE DEL PARCO
La realizzazione del Parco dei Laghi (ai sensi della legge quadro sulle aree protette 394/91). Significa fermare il caos edilizio introducendo un'autorizzazione vincolante su ogni opera e unire finalmente in un'unica area protetta i laghi e le nostre colline prealpine. Oggi questi habitat sono spezzettati da un'assurda divisione burocratica (i laghi protetti da una direttiva, i crinali da un'altra) che crea solo cavilli e interrompe i corridoi ecologici, quando dalla riva al monte parliamo dello stesso, unico ecosistema.
- ATTUATE LA RINATURALIZZAZIONE DEI LAGHI
L'applicazione della Nature Restoration Law, la normativa europea sul ripristino della natura. Non è una misura astratta per conservare il salvabile, ma un obbligo legale a intervenire per rigenerare ciò che è stato compromesso. Tradotto in concreto per i nostri laghi: via il cemento e le strutture impattanti dalle sponde,per restituire spazio alla vegetazione ripariale (fondamentale contro l'erosione e come rifugio per la fauna). Significa affrontare l'inquinamento delle acque bloccando l'afflusso di sostanze chimiche e nutrienti che soffocano il bacino e provocano fioriture algali anomale. E significa infine eradicare le specie esotiche invasive per ridare spazio alla flora e alla fauna autoctone.
Invitiamo enti, istituzioni, organizzazioni e cittadini a rompere il silenzio e a schierarsi ora: fermiamo la speculazione e difendiamo i nostri laghi.
Comitato Difesa Laghi