Cari amici,

nel giorno in cui si celebrano i funerali di papa Francesco, condividiamo un ricordo della sua figura fatto a partire dalle sue parole.

Le parole di papa Francesco che leggeremo ci chiamano a non cedere all’indifferenza, ma a rispondere con responsabilità e coraggio alle sfide del nostro tempo. Non possiamo permettere che la sua voce profetica venga soffocata da una politica che antepone il profitto alla vita e smantella diritti fondamentali, come quello a un ambiente sano. Laudato Si’ e Fratelli Tutti non sono solo documenti da meditare, ma appelli vivi all’azione, alla cura, alla partecipazione.

Oggi più che mai restare uniti significa opporsi a un modello distruttivo e costruire insieme un’alternativa basata su giustizia, solidarietà e rispetto per ogni forma di vita. Le parole di papa Francesco sono un’eredità viva: custodiamole, diffondiamole, trasformiamole in azioni concrete.

Sosteniamo tutti insieme le associazioni e i movimenti che nei territori si battono per difendere la salute, i diritti dei lavoratori, la biodiversità, l’agricoltura contadina che dice no ai pesticidi e agli OGM.

In ricordo di papa Francesco

 Si moltiplicano in questi giorni su tv e giornali i ritratti di papa Francesco: sono una narrazione poliedrica in cui si rischia di perdersi, quasi sempre buonista (ora è diventato il papa di tutti, mentre in vita è stato osteggiato da molti), tra lo stile agiografico e il rotocalco, costruita tante volte su impressioni personali e idee vaghe più che sulla chiarezza, spesso divisiva, dei suoi pensieri. Crediamo sia utile e onesto in questi giorni provare a ricordare Francesco a partire dalle sue parole.

Gli anni del suo pontificato sono stati per noi un tempo di impegno e di lotta per i diritti della natura, il diritto alla salute e la giustizia sociale, in cui le parole di papa Francesco, soprattutto quelle della Laudato Si’, ci hanno accompagnato e sostenuto, fraternamente. Francesco infatti non ha avuto paura di schierarsi e nella sua enciclica lo ha fatto con chiarezza, stando inequivocabilmente dalla parte degli oppressi, degli “scartati”, come li chiamava lui, di coloro che soffrono violenza e ingiustizia; e comprendendo in queste categorie non solo gli umani ma anche la natura, in nome di quella che lui definiva la “fraternità universale” (LS 92; 228).

La Laudato Si’ è un documento eccezionale nella storia della Chiesa. Se vi erano stati in passato dei pronunciamenti del magistero della Chiesa Cattolica sulla questione ambientale, erano poco più che accenni, sporadici e disomogenei. Nessun papa prima di Francesco aveva dedicato un’enciclica alla questione ecologica e alla giustizia sociale, al “grido della terra” e al “grido dei poveri” (LS 49), legandoli insieme, inscindibilmente.

Nessun papa prima di lui aveva voluto chiamarsi Francesco, col nome del santo di Assisi che si rivolgeva alla natura come “madre” e si sentiva “fratello minore” di ogni creatura, tanto da avvicinare anche le più piccole con rispetto e ammirazione.

Papa Francesco nella Laudato Si’, facendo proprio lo sguardo sul mondo del santo di Assisi, ci ha invitato a riconoscere il “mistero delle molteplici relazioni” che esistono tra i viventi (LS 20), che “tutte le creature sono connesse tra loro” e che “tutti noi esseri creati abbiamo bisogno gli uni degli altri” (LS 42). E ancora: le creature, gli ecosistemi, l’intera natura non sono una “realtà informe” totalmente a nostra disposizione (LS 106), ma “una realtà che ci è stata previamente donata, che è anteriore alle nostre capacità e alla nostra esistenza” (LS 140) di cui va “riconosciuto il valore con affetto e ammirazione” (LS 69). “Se ci sentiamo intimante uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea” (LS 11). Non sembra in queste espressioni di sentire riecheggiare, attualizzate, le parole di Francesco di Assisi, il suo modo di vedere il mondo e le creature?

Francesco è stato attaccato da molti per molti motivi. Probabilmente ciò dipende anche dal fatto che abbia parlato in modo diretto, dando un nome alle cause e ai colpevoli della crisi ambientale e sociale in cui siamo inseriti. Ne citiamo solo alcuni: “l’Impero del denaro” (FT 116), “gli interessi del mercato divinizzato trasformati in regola assoluta” (LS 56), il diritto di proprietà privata, interpretato e tutelato dai nostri ordinamenti in maniera fuorviante ed eccessiva. Scriveva Francesco: “Il principio della subordinazione della proprietà privata a quello della destinazione universale dei beni e, perciò, il diritto universale al loro uso, è una regola d’oro del comportamento sociale, e il primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale. […] La tradizione cristiana non ha mai rico­nosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata” (LS 93).

Inoltre, e forse per la prima volta nella storia della Chiesa, Francesco ha indentificato con chiarezza un’ulteriore causa che sta alla radice della crisi del nostro rapporto con la natura: “il paradigma tecnocratico”. La scienza e la tecnica non sono realtà neutre, dice Francesco. Le innovazioni tecnologiche infatti nascono e vivono partendo da un pensiero, ci fanno comportare secondo le sue logiche, stanno modificando gradualmente il nostro modo di vivere, rendendolo sempre più astratto e lontano dal necessario “contatto fisico con la natura” (LS 44). Così, in uno splendido passaggio della Laudato Si’, il papa descrive il modo in cui la tecnologia ha mutato il nostro rapporto con la madre Terra: “L’intervento dell’essere umano sulla natura si è sempre verifica­to, ma per molto tempo ha avuto la caratteristica di accompagnare, di assecondare le possibilità offerte dalle cose stesse. Si trattava di ricevere quello che la realtà naturale da sé permette, come tendendo la mano. Viceversa, ora ciò che interessa è estrarre tutto quanto è possibile dalle cose attraverso l’im­posizione della mano umana, che tende ad ignorare o a dimenticare la realtà stessa di ciò che ha dinanzi. Per questo l’essere umano e le cose hanno cessato di darsi amichevolmente la mano, diventando inve­ce dei contendenti.” (LS 106)

A noi e ai nostri movimenti Francesco ricorda che “ogni territorio ha una responsabilità nella cura di questa famiglia” (LS 42) che è la comunità dei viventi, di cui noi uomini non siamo padroni ma a cui semplicemente apparteniamo (LS 66-67).  Per questo ci invita a partecipare, resistere e lottare. Scrive infatti: “Poiché il diritto, a vol­te, si dimostra insufficiente a causa della corruzione, si richiede una decisione politica sotto la pressione della popolazione. La società, attraverso organismi non governativi e associazioni intermedie, deve ob­bligare i governi a sviluppare normative, procedure e controlli più rigorosi. Se i cittadini non controlla­no il potere politico – nazionale, regionale e muni­cipale – neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali” (LS 179).

Infine e ultimamente ci chiede di coltivare e diffondere “uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tec­nocratico” (LS 111) e a una “coraggiosa rivoluzione culturale” (LS 114).

Concludiamo questo ricordo di papa Francesco intessuto con le sue parole, con quelle tra esse che più si rivolgono a noi, ai movimenti popolari, al nostro impegno solidale. Nella Fratelli Tutti, l’enciclica sulla fraternità e sulla giustizia sociale che segue e completa la Laudato Si’, Francesco ci saluta così:

Solidarietà è una parola che non sempre piace; direi che alcune volte l’abbiamo trasformata in una cattiva parola, non si può dire; ma è una parola che esprime molto più che alcuni atti di generosità sporadici. Solidarietà è pensare e agire in termini di comunità, di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni da parte di alcuni. È anche lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della terra e della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. È far fronte agli effetti distruttori dell’Impero del denaro. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia, ed è questo che fanno i movimenti popolari” (FT 116).

Grazie Francesco per aver camminato con noi.

Comunità Laudato Si’ Abbazia di Follina